La città si spopola sempre di più Lucci: «Deve tornare attrattiva»

6 Settembre 2022

L’Officina per lo Sviluppo Territoriale avvia un’indagine tra residenti ed esperti dell’area marsicana: «In declino perché sono mancate strategie a medio-lungo termine. Non c’è rete, né visione comune»

AVEZZANO. Scatta il dibattito su come fermare lo spopolamento che colpisce Avezzano e la Marsica. L’Istat, infatti, nei giorni scorsi, non solo ha certificato un’ulteriore riduzione dei residenti nel 2021 (oltre 400 in meno in un anno), ma ha anche previsto che la città tornerà al di sotto dei 40mila abitanti entro il 2028 (a destra l’articolo del Centro del 15 agosto scorso). E ora prende posizione l’associazione culturale Officina per lo Sviluppo Territoriale guidata da Fabrizio Lucci, che parla di «declino in atto» e della necessità che la città – con tutta la Marsica – torni attrattiva.
IL REPORT E LE MIGRAZIONI
«Il report Istat racconta gli effetti di un declino, di un calo demografico in linea con quanto succede a livello nazionale, di un flusso migratorio negativo. È su quest’ultimo fenomeno che intendo intervenire», si legge nella nota dell’Officina, che continua: «Il nostro territorio, dicono i dati, non è più attrattivo. Del resto, dopo la parentesi degli anni ’90 (quando gli insediamenti industriali avevano attirato professionisti e specialisti di alto livello) la dinamica demografica ha visto l’immigrazione di forza lavoro non qualificata e l’emigrazione di risorse qualificate: in sintesi si perde intelligenza e si guadagna manodopera». E poi: «La previsione trentennale dei sociologi è realtà e ora paghiamo le scotto di approcci personalistici, di tattiche opportunistiche adottate invece di strategie di medio e lungo periodo, di un deficit di visione, del mancato approfondimento sul benchmark con città modello».
LE CRITICITà DA RISOLVERE
L’Officina di Lucci è quindi scesa in campo per trovare le soluzioni per invertire lo spopolamento di Avezzano e della Marsica. «Per dare ascolto alla collettività abbiamo attivato 400 persone (su tutto il territorio marsicano) e due expert panel da 100 partecipanti», scrive. «Abbiamo attivato gruppi di pensiero per coniugare esperienza progettuale, competenze trasversali e conoscenze. La ricerca sulle vocazioni, inoltre, ha fornito dati che consentono di mappare la realtà dei fattori critici per lo sviluppo». Quindi il primo risultato: «Il 70% dei rispondenti fornisce una risposta tranchant sulla capacità di valorizzare e gestire le vocazioni territoriali da parte dei portatori di interesse territoriali. Un secondo elemento critico è che la Marsica è mondo poliforme, non gestibile in modo univoco. Una terza variabile insiste sul mood che evoca la centralità di Avezzano. Tale assunto è intriso di cultura gerarchico-conservativa, impermeabile ai concetti di rete e di analisi sistemica tant’è che, benché se ne parli da anni, il concetto di Avezzano città-territorio non ha avuto alcun riscontro concreto. I dibattiti sviluppati nei nostri incontri testimoniano, invece, l’esistenza di molteplici snodi di pensiero e azione, all’interno delle varie comunità e associazioni, che sanno essere motore propulsivo di sviluppo. D’altra parte oggi la rete è multicentrica, la centralità è momentanea, la credibilità è una conquista effimera se non sostenuta. Risulta evidente la totale difformità di vedute dei cittadini rispetto a quella dei vari portatori di interesse». E ancora: «Un quarto elemento di riflessione riguarda il “sogno di Roma” e il rischio sotteso. L’auspicio di un’infrastruttura veloce che colleghi Avezzano con la Capitale non può essere concepito soltanto come strumento per mettere in competizione questo territorio con le periferie romane. Va organizzato un nuovo concetto di attrattività e di vivibilità, per chi già risiede in loco (giovani e non) e per chi va alla ricerca di un nuovo modo di abitare. Il rischio di creare un territorio “dormitorio” è reale: basti pensare alle azioni di chi sta sovradimensionando la capacità abitativa e deteriorando inesorabilmente assetto urbanistico e qualità della vita». E quindi: «Le prossime sfide di OST intendono ispirare un processo strategico di marketing urbano e territoriale».
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