La città bussa al governo: «Lavori bloccati, ora basta»

4 Dicembre 2018

Parte l’invito al nuovo sottosegretario delegato del Movimento 5 Stelle: «Procedimenti amministrativi fermi, siamo pronti alla nuova mobilitazione»

L’AQUILA. In dieci anni non era mai accaduto. Il cratere 2009 è investito da un fermo amministrativo che ha bloccato la ricostruzione. Non partiranno nuovi cantieri e non verranno pagati i Sal, gli stati di avanzamento lavori che garantiscono liquidità alle imprese. «Un disastro», è stato definito, ieri, nel tavolo degli Stati generali della ricostruzione, convocato in Regione dal presidente, Giovanni Lolli. Sarà mobilitazione generale, con una serie di iniziative già programmate. Il primo atto ufficiale è stata una lettera all’indirizzo del sottosegretario alla ricostruzione, Vito Crimi, convocato all’Aquila per il 10 dicembre. Si muoveranno anche i sindaci, con assemblee e consigli comunali in contemporanea, in tutto il cratere. All’ordine del giorno un solo punto: il blocco della ricostruzione. Anche le associazioni di categoria sono pronte a dare battaglia con una chiamata a raccolta di imprese e professionisti, per una grande manifestazione pubblica.
CRIMI ALL’AQUILA. La tensione era palpabile e la posta in gioco troppo alta: decine e decine di imprese a rischio fallimento, lavoratori che non sanno se e fino a quando percepiranno regolarmente lo stipendio, banche che attendono il rientro degli anticipi: scadenze di rientro che difficilmente potranno essere onorate, senza il pagamento dei Sal. «L’incontro è stato molto teso», ha dichiarato Lolli, «la situazione appare di una gravità estrema. Non era mai accaduto, dal 6 aprile 2009, che restasse completamente bloccato il processo amministrativo. Non abbiamo chi firma: Usrc e Usra sono bloccati, non escono nuove pratiche, non si provvede ai pagamenti». Lolli, di fronte al grido di allarme dei sindaci e delle imprese, ha fatto partire una lettera urgente per Crimi: «Ho chiesto al sottosegretario di venire all’Aquila entro il 10 dicembre. Non c’è più tempo. Siamo pronti alla mobilitazione».
SOLDI FINITI. È il problema numero uno: i Comuni hanno terminato le risorse, non possono pagare le ditte che lavorano alla ricostruzione, senza nuovi trasferimenti dei fondi. «Quasi tutti gli amministratori locali hanno esaurito la cassa», conferma Francesco Di Paolo, coordinatore dei sindaci del cratere, «è un problema serissimo per le imprese, che non riceveranno i soldi, ma anche per tutte le pratiche licenziate dall’Utr, che non possono essere impegnate».
TRENTA CANTIERI FERMI. «Sono almeno 30 i nuovi cantieri che non possono partire», dice Di Paolo, «un numero destinato a crescere, a mano a mano che si allungheranno i tempi, «con le imprese, soprattutto quelle medio-piccole che lavorano con gli anticipi bancari, che rischiano di dover riversare i guadagni alle banche». Anche l’Ance parla di «situazione drammatica». «Come avevamo preventivato», dice il presidente provinciale, Adolfo Cicchetti, «con la mancanza di una guida degli uffici speciali la situazione è esplosa. Abbiamo già segnalazioni di imprese in difficoltà a onorare gli impegni assunti».
IN PIAZZA. «Stiamo valutando una mobilitazione generale di imprese e professionisti», afferma Ezio Rainaldi di Confindustria, «che ruotano intorno al mondo della ricostruzione. Se necessario, torneremo in piazza». All’incontro erano presenti, tra gli altri, i parlamentari Stefania Pezzopane, Marco Marsilio (candidato in pectore del centrodestra alle Regionali) e Gaetano Quagliariello, il consigliere regionale, Pierpaolo Pietrucci, i presidenti degli ordini professionali e i sindacati. In rappresentanza del Comune è stato delegato Daniele Placidi, del gabinetto del sindaco Biondi.
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