La città dà l’addio al barone de Nardis

Grande conoscitore della storia aquilana, si è spento in ospedale. Oggi, alle 11, i funerali nella chiesa di Pettino
L’AQUILA. Se ne va un pezzo di storia aquilana: è morto il barone Angelo de Nardis. Aveva 82 anni e si è spento in ospedale dove era ricoverato da tempo. Era conosciutissimo in città non solo per la sua personalità originale, ma anche per il suo spessore culturale: era, infatti, uno dei massimi esperti di storia e dei palazzi gentilizi aquilani ma anche narratore di simpatici aneddoti che li riguardano. Oltre a essere conoscitore della storia cittadina e grande esperto di araldica, era un autorevole esponente del suo casato pur a fronte della scomparsa legale del valore dei titoli nobiliari.
De Nardis, discendente di una famiglia patrizia aquilana originaria di Piscignola, era anche depositario del sigillo civico dell’Aquila attualmente utilizzato dal sindaco. Fu preso in custodia da un camerlengo, suo avo, per evitare che venisse rubato in occasione di un’invasione della città. Nei decenni scorsi il calco del sigillo fu duplicato, con il suo consenso, e il Comune poté utilizzarlo. La sua famiglia era originaria della frazione Piscignola di Antrodoco, dal 1927 nel Reatino, ed egli donò a quel Comune le sue proprietà. Per questo fu insignito della cittadinanza onoraria oltre ad avere anche altri titoli onorifici quali Commendatore dell’Ordine equestre del San Sepolcro di Gerusalemme, Cavaliere di Croazia del Sacro Militare Ordine costantiniano di San Giorgio, Cavaliere del Pontificio Ordine equestre di San Silvestro Papa.
Prima del sisma viveva in via San Marciano, in una casa ricca di arredamenti d’epoca e documenti antichi, in un’area dove i suoi avi realizzarono l’Oratorio di Sant’Antonio dei Cavalieri de Nardis e, poco distante, la chiesa di San Filippo.
Il terremoto, rendendo quegli edifici inagibili, impose a de Nardis un “esilio” nel quartiere di Pettino dove, prima che si ammalasse, non era cosa insolita vederlo mentre la mattina portava a spasso il suo cane.
Angelo de Nardis lascia la moglie Clelia Dei, e quattro figli; Domenico, dirigente comunale; Massimo, insegnante; Francesco Saverio, avvocato e Giuseppina, insegnante.
«La scomparsa del barone Angelo de Nardis», dice il sindaco Pierluigi Biondi, «non costituisce solo la perdita di un cittadino illustre; è un pezzo di storia aquilana che va via. Un personaggio che, per il suo particolare portamento, incontrava differenti considerazioni. Distinto, colto, fiero della sua nobiltà; non quella del casato, ma dell’animo. La sua conoscenza storica e della gente dell’Aquila e del territorio era impareggiabile. Per non parlare del palazzo di famiglia, nel cuore della città; un vero e proprio scrigno di documenti e testimonianze unico». Cordoglio anche dal presidente del consiglio comunale Roberto Tinari e dalla deputata Stefania Pezzopane. Oggi, alle 11, l’addio nella parrocchia di San Francesco a Pettino.
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