La città piange l’avvocato Colagrande

Il penalista è morto in ospedale, aveva 81 anni. In tanti ricordano le sue battaglie legali nei processi all’ex Grandi Rischi
L’AQUILA. L’Avvocatura aquilana è in lutto per la morte di uno dei principi del Foro. L’altra notte, infatti, si è spento in ospedale, dove era ricoverato da qualche giorno, Angelo Colagrande. Aveva 81 anni e dal 1969 era iscritto all’Ordine degli avvocati. Se ne è andato un personaggio che credeva fino in fondo alle sue idee e alle battaglie giudiziarie intraprese: alcuni, infatti, ricordano le sue lacrime quando nella veste di parte civile nel processo Grandi Rischi bis contro Guido Bertolaso, non condivise l’assoluzione piena dell’imputato e, piangendo, dopo la lettura della sentenza, mormorò: «Neanche un solo giorno di condanna... che giustizia è questa?».
Non sarà dimenticato l’impegno profuso nei vari processi, fino alla Cassazione, riguardanti la vecchia commissione Grandi Rischi insieme all’amico e collega di sempre, Attilio Cecchini. Il quale è tanto addolorato per la sua morte al punto da non aver la forza di commemorarlo. Giusto ricordare che le doti eccelse di Cecchini come giovane avvocato furono subito messe in evidenza dal nonno di Angelo, anch’egli brillante legale.
Colagrande, infatti, faceva parte di una famiglia dalla vocazione forense. Come, infatti, suo padre, Roberto, e suo nonno, del quale portava il nome, cui è stata intitolata una strada; il nonno fu sindaco dell’Aquila nel dopoguerra ed era un affermato legale oltre che amico di Pietro Calamandrei, forse il più importante giurista italiano di sempre che, da lui invitato, partecipò a un convegno all’Aquila. Il figlio del compianto Angelo, Roberto Colagrande, è, a sua volta, un avvocato molto affermato nel settore amministrativo ed è conosciuto a livello nazionale.
Le sue idee andavano oltre la professione. Ed era molto rammaricato e deluso per il mancato rispetto delle promesse delle istituzioni in tema di ricostruzione e criticò senza mezzi termini la precedente amministrazione comunale pur a fronte di una vicinanza ideologica.
Suo, inoltre, fu l’accorato appello per far riportare a palazzo di giustizia le due targhe commemorative in ricordo dei magistrati uccisi dai nazifascisti: Mario Tradardi e suo zio, Pasquale Colagrande. Targhe sparite nel post sisma visto che nessuno sa in quale scatolone siano finite.
Il cordoglio del sindaco Pierluigi Biondi: «Se ne va un principe del Foro, un penalista di straordinario spessore, protagonista indiscusso della vita forense della città dell’Aquila negli ultimi cinquant’anni. Un uomo colto, dai modi gentili e distinti, che univa una vivace intelligenza ad una profonda passione e ad un grande rispetto per la professione legale. Lascia un grande vuoto non solo nel cuore dei suoi cari ma anche nella nostra città».
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