La città piange per la morte di Celso Cioni

5 Agosto 2020

Lo storico direttore della Confcommercio stroncato da un malore a 65 anni a Ovindoli mentre andava in bici con la moglie

L’AQUILA. Ci sono uomini che più di altri appartengono alla storia di una città. Ne tracciano quasi involontariamente il percorso, spinti da un’innata passione che si traduce in impegno sociale e battaglie sul campo. Celso Cioni, storico direttore della Confcommercio, L’Aquila l’amava davvero, tanto da difenderne il vessillo anche con gesti eclatanti, propri della sua indole poliedrica. Personaggio da sempre sopra le righe, viscerale e battagliero. La sua prematura scomparsa, a 65 anni, ieri mattina, a causa di un malore, mentre era in bici sulle montagne di Ovindoli insieme alla moglie Daniela, ha lasciato una comunità attonita e sconvolta. Privata, all’improvviso, di un altro tassello che del senso di appartenenza e dell’associazionismo aveva fatto una ragione di vita.
IL MALORE. Tutto è accaduto in pochi istanti, a metà mattinata a Ovindoli, dove Cioni era in vacanza da qualche giorno nella casa di famiglia. Il malore, l’intervento dell’elicottero del 118, la corsa in ospedale, al San Salvatore, all’Aquila dove Cioni – che lascia la moglie, due figli, Pierpaolo e Camilla, due nipotini e la sorella Anna Rita, è arrivato già privo di vita. Inutili tutti i soccorsi. Oggi sarà effettuata l’autopsia. I funerali saranno celebrati domani alle 15,30 nella basilica di Collemaggio. «Sono distrutto», le parole del presidente regionale della Confcommercio, Roberto Donatelli, «per me Celso era un fratello. Siamo entrati insieme in Confcommercio e ogni passo lo abbiamo mosso insieme: un percorso di crescita professionale e umana, di amicizia vera». Direttore dell'Associazione commercianti per quasi un ventennio, Cioni è stato un pilastro del mondo imprenditoriale locale. «Dopo il terremoto ci siamo organizzati con un camper», ricorda Donatelli, «pur di non far mancare il sostegno alle imprese. Le censivamo lì, una per una. Per tenere i fogli Celso utilizzava una pietra raccolta tra le macerie: diceva che era il simbolo della distruzione, ma ancor più della rinascita della città. Con lui, e il presidente nazionale, Carlo Sangalli, all’Aquila subito dopo il sisma, avviammo tante iniziative per dare sostegno alle imprese».
LA CARRIERA. «Buono, competente e generoso». Donatelli lo ricorda così, «un ottimo mediatore, soprattutto affidabile. Un uomo di associazione, che amava in modo viscerale la sua terra». Cioni era entrato in Confcommercio nel 1998. Nipote omonimo del fondatore di una delle più rinomate pasticcerie e panifici dell’Aquila, ha ricoperto numerosi incarichi: funzionario della Cassa di risparmio dell’Aquila, è stato presidente dei Giovani industriali e del Centro turistico Gran Sasso, consigliere comunale per più mandati, dal 1990 al 2007, prima con la Dc poi con la giunta Cialente, e assessore in Provincia con Stefania Pezzopane. Nel 2002 si era candidato sindaco con il centrosinistra. In pensione dallo scorso anno, Cioni aveva mantenuto l’incarico di direttore regionale della Confcommercio ed era entrato nella Fondazione Orlando della Confcommercio nazionale, per il terziario.
LE SUE GESTA. Battaglie storiche e gesti eclatanti. Celso Cioni era così: cuore e anima per la città e per i suoi commercianti. Nel 2014, per attirare l’attenzione del governo sulle difficoltà delle piccole imprese aquilane, si era barricato nella sede della Banca d’Italia, minacciando di darsi fuoco. Fece una battaglia per il crocifisso nell’aula consiliare. A maggio dello scorso anno, invece, si era calato, con una corda, dal balcone della sua abitazione per protestare contro la mancata proroga della restituzione delle tasse. Alla famiglia le condoglianze della redazione del Centro.
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