La classe multietnica racconta il Fucino

Dopo il caso-Gioia dei Marsi ecco la mostra degli alunni stranieri della Collodi Marini: «Qui la diversità non è una ferita»
AVEZZANO. Quasi tutti sono nati in Italia da genitori arrivati da Romania, Marocco e Sudamerica. Formano la classe multietnica nella scuola di via Fucino e hanno partecipato a un progetto di integrazione e inclusione per fare in modo che gli adulti prendano come esempio, proprio da bambini come loro, lo spirito di condivisione e il senso di appartenenza a una comunità.
È la risposta indiretta della scuola dopo quanto accaduto a Gioia dei Marsi, dove un genitore vuole far cambiare istituto alla propria figlia, unica italiana fra sette stranieri.
L’istituto di via Fucino, che fa parte del comprensivo Collodi Marini diretto da Pier Giorgio Basile, sta allestendo nella sala conferenze del Comune di Avezzano una mostra che racconta la storia del Fucino e della Marsica. L’esposizione realizzata dalla classe I B si intitola “C’era una volta un lago” e nasce da un progetto curato dall’insegnante di italiano, storia e arte della Primaria, Lucia Di Giustino, da mesi in stretta collaborazione con la collega Germana Cicolani, delle medie, illustratrice, che ha curato tutta la parte artistica. «Coltivare nei bambini il senso di appartenenza a una comunità significa integrarli da subito in una società multietnica che è quella che noi oggi viviamo anche ad Avezzano», il commento del sindaco Gabriele De Angelis, che ha apprezzato l’iniziativa, «la mostra sarà un’occasione per accogliere in Comune i bambini che hanno lavorato al progetto e che diventeranno un simbolo e un esempio a cui ispirarsi».
«Il tutto è nato da una foto del Fucino scattata da me sul Salviano», racconta la docente Di Giustino, «il giorno dopo ne ho parlato ai miei bambini: hanno solo sei anni ma hanno iniziato subito a incuriosirsi. Mi hanno chiesto che cosa era il Fucino e ho raccontato loro del lago. Ho tracciato poi con studi più approfonditi una ricostruzione storica che è stata raccontata dai bambini tramite l’arte».
E così un pezzo di storia della città è finito su dei pannelli colorati. Ogni didascalia è stata realizzata dai bimbi dopo che l’hanno tradotta in arabo, in romeno e in spagnolo. «È una classe multietnica che vive la diversità non come una ferita ma come un momento di gioia e di scambio», conclude l’insegnante. «Stiamo lavorando su un nuovo progetto», aggiunge la professoressa Cicolani, «in modo da trasformare la mostra in un libro».
«La mostra sarà inaugurata dopo Ferragosto», spiega il vicesindaco Emilio Cipollone che sta coordinando l’allestimento, «inviteremo a visitarla tutte le realtà culturali della città e sarà aperta per qualche settimana».
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