La coltellata al migrante poteva uccidere

Raid al centro d’accoglienza, i due indagati si pentono. Ma la perizia medico-legale rafforza la tesi dell’accusa sul fendente
SULMONA. Poteva essere letale la coltellata inferta sul fianco sinistro del giovane extracomunitario ospite del centro di accoglienza di Sulmona. È l’esito dell’incidente probatorio, che si è svolto ieri mattina al tribunale di Sulmona, chiesto proprio dai due indagati Serafino Di Lorenzo e Nicola Spagnoletti, finiti sotto inchiesta con l’accusa di concorso in tentato omicidio aggravato dall’odio razziale, convinti che l’esame peritale poteva scagionarli o in qualche modo alleviare la loro posizione.
A illustrare la perizia il medico legale Ildo Polidoro che, davanti al giudice, ha spiegato come «gli organi vitali, quali in particolare la milza e il polmone sinistro, non sono stati raggiunti esclusivamente per la deviazione del colpo determinato dalla costola di sinistra, che ha indirizzato la lama e la punta del coltello in senso tangenziale rispetto all’emitorace».
Un esito che segna un punto a favore dell’accusa, tanto che i difensori dei due accusati, l’avvocato Alberto Paolini per Di Lorenzo e Luca e Pasquale Motta per Spagnoletti, non escludono di poter chiedere il rito abbreviato. «Il nostro assistito è profondamente scosso per questa vicenda che è andata oltre il voluto», affermano gli avvocati Motta del Foro di Avezzano, «Spagnoletti si è pentito ed ha espresso il desiderio di rincontrare i giovani migranti per poterli abbracciare e avere il loro perdono».
Sulla stessa lunghezza d’onda l’avvocato Paolini che insiste sulla casualità della vicenda e sul fatto che il suo assistito non aveva armi che potevano offendere. La vicenda fa riferimento al blitz avvenuto nel Centro di accoglienza della Casa Santa dell’Annunziata, ora chiuso perché inagibile, il 12 giugno scorso quando Di Lorenzo e Spagnoletti ebbero un’accesa discussione con gli ospiti della struttura. Di Lorenzo disse che era entrato nella struttura per chiarire una vicenda che aveva visto protagonista una sua amica minorenne che si sarebbe sentita male dopo aver fumato una dose di hascisc che – sempre secondo Di Lorenzo – la ragazza aveva acquistato da un ospite del Centro di accoglienza. «Volevo parlare con Alì, il responsabile della struttura, per avvisarlo di quello che succedeva lì dentro», ha raccontato agli agenti il sulmonese per giustificare l’accaduto. «Lui non c’era e nel corso della discussione con gli altri, erano in tanti, il diverbio si è acceso e io ho tirato fuori una scacciacani per farli calmare».
In quello stesso momento Spagnoletti, che gli era accanto, ha tirato fuori dalla tasca un coltello. Arma con la quale ha poi colpito un giovane gambiano che, ferito a un fianco, è stato costretto a ricorrere alle cure dei medici del pronto soccorso.
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