La Confesercenti: basta smartworking o sarà crisi

Antonelli e Rossi lanciano l’allarme: senza dipendenti negli uffici le attività di ristorazione e bar rischiano la chiusura, gli affari sono diminuiti dell’80%
L’AQUILA. «Lo smartworking sta producendo danni gravissimi al settore della ristorazione, in provincia dell'Aquila». La Confesercenti lancia l'allarme, supportata dai numeri dell'indagine svolta tra le imprese locali, per testare gli effetti dell'emergenza coronavirus: un'impresa su tre registra un calo di oltre la metà del fatturato; due attività su dieci, il 21,8%, temono la chiusura. E se la situazione dovesse perdurare, l'87,5% degli intervistati valuterà di ridurre i dipendenti definitivamente.
«L’assenza di lavoratori e turisti sta mettendo in crisi bar, ristoranti e le altre attività del food», spiegano Mario Antonelli, presidente di Confesercenti provincia dell'Aquila, e Carlo Rossi, responsabile per Confesercenti Abruzzo delle sedi in provincia dell'Aquila. «È quanto emerge dal sondaggio condotto tra le imprese associate alla Federazione italiana dei pubblici esercizi aderente a Confesercenti. Lo svuotamento delle città è impressionante: quest’estate mancheranno all’appello, oltre ai circa 11 milioni di turisti stranieri, almeno 1,6 milioni di dipendenti pubblici in smartworking. Un quadro che, per le imprese, risulta al limite della sostenibilità». Un dato spicca su tutti: se la situazione non dovesse stabilizzarsi al più presto, il 62,1% delle attività della ristorazione teme di dover chiudere per sempre. «È urgente trovare soluzioni, bisogna dare un orizzonte alle imprese e programmare la transizione», affermano Antonelli e Rossi, «se per i flussi turistici il futuro è incerto, e c’è bisogno di una strategia complessa e di lungo termine, è invece possibile e opportuno definire in maniera chiara tempi e modi dello smartworking, nel rispetto delle normative di sicurezza. Il lavoro agile è una rivoluzione che avrà un impatto duraturo sui lavoratori e sulla struttura dell’economia. Se il personale non tornerà al più presto negli uffici, per il commercio sarà un problema risollevarsi». Confesercenti snocciola altri numeri: il 67% dei lavoratori è solito fare colazione al bar, il 75% pranza in ristoranti e tavole calde, l'80% acquista prodotti nei negozi del centro. «Si tratta di una spesa media di quasi 20 euro giornalieri per singolo lavoratore, in parte coperta dai buoni pasto», incalzano Antonelli e Rossi, «che oggi viene a mancare nelle casse di una buona parte dei titolari di attività. Non possiamo permetterci il depauperamento della rete commerciale e la morte di tante aziende». Confesercenti chiede «di stabilire un piano di rientro graduale dei dipendenti ancora in smartworking».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

