La crisi di governo blocca emendamenti pro-terremotati

Pezzopane: il Senato non voterà le modifiche che ho chiesto A rischio i fondi per “sanare” i bilanci dei Comuni e i precari
L’AQUILA. Salta Renzi, salta il governo e rischiano di saltare anche le casse del Comune dell’Aquila, oltre a quelle di altre municipalità del territorio.
La crisi e la necessità di approvare senza ulteriori rinvii la legge sul bilancio impongono di porre la fiducia e questo preclude l’inserimento di emendamenti.
«Sono in Senato ed ero pronta a fare in Commissione Bilancio la mia battaglia per gli emendamenti pro Abruzzo», sottolinea la senatrice del Pd, Stefania Pezzopane, «ma ora iniziano i problemi seri. La prima conseguenza della sconfitta del Sì al referendum e delle conseguenti dimissioni del Premier Renzi è che, per non incorrere nell’esercizio provvisorio, è necessario mettere al sicuro la legge di bilancio, approvandola subito e senza modifiche, per non farla tornare alla Camera. Questo comporta che tutte le proposte che avevo raccolto sul territorio in Abruzzo e tradotto in emendamenti, sui quali avevo già raccolto il consenso del governo concordando con la sottosegretaria De Micheli, non potranno essere accolte».
«Si tratta», continua la Pezzopane, «di emendamenti importanti che negli anni passati sono riuscita a far passare nella legge di bilancio». La senatrice fa riferimento a quelli relativi ai fondi per i bilanci dei Comuni per sopperire alle minori entrate e alle maggiori uscite della ricostruzione post-terremoto, alle proroghe per i precari dei Comuni, per gli uffici della ricostruzione, per la proroga dei co.co.co e per i sottoservizi nei comuni del cratere, per l’equiparazione del salario dei dipendenti degli uffici speciali per la ricostruzione.
«Queste ed altre modifiche necessarie alla legge di bilancio», prosegue, «non potranno essere approvate al Senato, con evidenti disagi e ripercussioni su situazioni molto delicate. Io però su queste questioni non mollo, proverò a ripresentare gli emendamenti al Milleproroghe, anche per non perdere il lavoro prezioso già svolto con gli uffici del bilancio e che aveva dato buon esito. Adesso siamo in allarme, purtroppo».
Michele Malafoglia e Chiara Mancinelli del circolo “99” di Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale del capoluogo ha un’opinione diversa.
«Il governo ha già detto no ai fondi salva-bilancio per il Comune dell'Aquila ben prima che fosse noto l’esito del referendum, quindi le dichiarazioni dei rappresentanti aquilani del centrosinistra sono sballate come le politiche messe in piedi per la città». Secondo Malafoglia e Mancinelli, «ogni anno ricomincia il balletto intorno ai finanziamenti per pareggiare le minori entrate e le maggiori spese connesse al sisma del 2009 e ogni anno i maggiorenti locali del Partito democratico utilizzano questo strumento come una scure piazzata sulla testa dei cittadini».
«Stavolta», proseguono i due, «addirittura, si è legato l’eventuale disponibilità delle risorse alla vittoria del “sì”, ma il sindaco Massimo Cialente e la senatrice Stefania Pezzopane hanno omesso di dire che un emendamento in tal senso, presentato proprio dalla parlamentare, è stato dichiarato inammissibile nell’ambito della discussione del decreto legge sul sisma del centro Italia. Questa vicenda fa il paio con quella dell’emendamento “provocatorio” senza copertura finanziaria della scorsa primavera e del tira e molla con l’esecutivo nazionale che ha comportato il salasso per gli aquilani dell’aumento della tassa sui rifiuti», dicono ancora gli esponenti di FdI-An.
«Il paradosso», sottolineano Malafoglia e la Mancinelli, «è che il governo non deve trovare ulteriori soldi, perché le somme indispensabili per garantire la sopravvivenza degli enti colpiti dal terremoto vengono impegnate su norme già esistenti in favore del cratere abruzzese. Ribadiamo quello che avevamo già detto in passato e cioè che il governo deve rendere strutturali i contributi per le minori entrate e le maggiori spese utilizzando una quota delle risorse già disponibili per la ricostruzione e assegnate di volta in volta con le delibere del Comitato interministeriale per la programmazione economica secondo parametri prefissati e non costringere ogni volta i primi cittadini ad andare a Roma con il cappello in mano a elemosinare ciò che spetterebbe di diritto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

