La croce torna in volo sul monte Morrone

9 Settembre 2014

PRATOLA. È stata posizionata sulla cima del monte Morrone affinché sia punto di riferimento e protegga tutti gli appassionati della montagna. Soprattutto i pratolani che raggiungono il “Colle della...

PRATOLA. È stata posizionata sulla cima del monte Morrone affinché sia punto di riferimento e protegga tutti gli appassionati della montagna. Soprattutto i pratolani che raggiungono il “Colle della croce” nel segno di una tradizione che va avanti ormai da tanti anni. È la croce alta tre metri che sovrasta la Valle Peligna sulla cima della montagna cara a Celestino V, che è stata riposizionata dopo che, lo scorso inverno, la vecchia aveva ceduto a causa dell’usura e di un inverno particolarmente rigido. Una croce che era stata posizionata circa 35 anni fa da un gruppo di giovani pratolani guidati da padre Sante Gallorini. Da allora è simbolo, luogo di culto e di meditazione di tutti i pratolani che amno la montagna. Ogni anno nel mese di giugno sul Colle della croce viene anche celebrata la Santa Messa. Così quando la croce ha ceduto un gruppo di pratolani che fanno parte dell’associazione “Montagna e Vita”, ha deciso di intervenire per realizzare un nuovo crocefisso più robusto e grande del precedente.

Anime dell’operazione sono stati Fabiana Donadei e Antonio Pace; in particolare quest'ultimo che dopo aver assemblato la nuova croce in un'officina di Pratola Peligna, ha anche realizzato la base nella quale è stata poi posizionata. Materiale e manodopera sono stati finanziati grazie al contributo della famiglia Donadei che gestisce il rifugio sul Colle delle Vacche.

«Abbiamo dovuto penare non poco per ottenere tutte le autorizzazioni», spiega Fabiana Donadei, « il 12 agosto scorso con il nulla osta del Parco nazionale della Maiella è iniziata l'operazione». La croce è stata trasportata sulla vetta da un elicottero della E+S Air di Sulmona pilotato da Gaetano D’Amato. «Voglio ringraziare tutte le persone che hanno consentito il buon esito dell’iniziativa», conclude Fabiana Donadei, «in particolare Daniele e Mario D'Amato e Luca Leone che insieme agli altri hanno fatto si che sulla nostra montagna tornasse a risplendere il segno di Cristo».

Claudio Lattanzio

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