La difesa: «Prova genetica non sufficiente»

L’avvocato Ceci chiede i domiciliari per il 25enne: da approfondire i rapporti della vittima con altri
L’AQUILA. Trasferimento a casa. È la richiesta presentata dall’avvocato Mauro Ceci, difensore di Gianmarco Paolucci. Al termine dell’interrogatorio di garanzia, in tribunale, davanti al gip Guendalina Buccella e al pm Simonetta Ciccarelli, il legale del macellaio accusato dell’omicidio di Paolo D’Amico ha chiesto gli arresti domiciliari per il suo assistito.
Il giudice per le indagini preliminari deciderà entro i prossimi tre giorni, ma per l’avvocato ci sono validi elementi per l’attenuazione della misura cautelare. Paolucci si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti ai magistrati perché, secondo Ceci, ci sono molti aspetti ancora da chiarire. «Il fascicolo è copioso, dobbiamo valutare accertamenti tecnici», afferma il legale, «non è solo quello del Dna l'elemento che può dirci le cause del decesso e i motivi: il movente e tutto il resto devono essere ancora trovati».
L’avvocato sottolinea inoltre che le risultanze sulle tracce biologiche, considerate dagli investigatori elemento chiave per le accuse mosse al macellaio, devono ancora trovare conferma da successive verifiche.
«Le perquisizioni fatte a casa, al lavoro e nei luoghi nella disponibilità del mio assistito hanno dato esito negativo», aggiunge Ceci, a detta del quale anche «l’accertamento patrimoniale del periodo precedente all’arresto non ha evidenziato anomalie e questo per noi ha un significato». Non ci sarebbero movimenti di denaro che possano avvalorare le tesi dell’accusa. «Il ragazzo ha una vita apparentemente normale, è un incensurato, ha 25 anni ed è assunto regolarmente da tempo». L’avvocato evidenzia che «al momento non sono emersi contatti di tipo diverso» da parte di Paolucci e indica altri possibili sviluppi. «Occorre approfondire di fatto i rapporti che vi erano con la vittima anche da parte delle altre persone», osserva. «Ci sono, inoltre, elementi che fanno capire che la ricostruzione dell'aggressione può non corrispondere all’ipotesi formulata dall’accusa». In attesa del pronunciamento del giudice per le indagini preliminari sulla concessione dei domiciliari, Ceci oggi incontrerà di nuovo il suo assistito. L’avvocato lo descrive come «frastornato» dopo l’arresto avvenuto nella mattinata di martedì, mentre il giovane macellaio si stava preparando per andare al lavoro. I suoi colleghi del supermercato Md di Bazzano non l’hanno visto arrivare e sul momento non hanno dato molto peso all’assenza. Nessuno di loro poteva immaginare quello che era capitato a Paolucci.
«È sempre stato molto tranquillo, un lavoratore», dicono nel punto vendita di Bazzano, «non ha mai dato segnali preoccupanti, tutt’altro». Paolucci è considerato una «persona riservata, concentrata sul lavoro». Il suo arresto, dunque, ha lasciato di sasso gli altri addetti del supermercato Md, dove il 25enne finito in carcere gestiva il banco delle carni per conto di una ditta esterna. Alcune immagini e video del suo lavoro, nel quale era impegnato ormai da anni, Paolucci le aveva condivise alcuni mesi fa tramite il proprio profilo Facebook. Il fatto che abbia pubblicato rari post, almeno per quanto si evince dalla sua pagina, confermerebbe la tendenza alla riservatezza del carattere. Di sicuro una delle sue passioni è la Juventus di cui ricorrono vari filmati e foto messe in evidenza da Paolucci tramite Fb. In un’altra immagine, risalente a qualche anno fa, il giovane macellaio è in sella a una moto, ma nulla che possa ricondurre o solo far presupporre un collegamento con gli eventi che lo hanno travolto. Chi lo conosce bene accenna a un contesto familiare caratterizzato da dissidi che avrebbero segnato la sua adolescenza.
I militari del Nucleo Investigativo dei carabinieri, incaricati delle indagini sull’omicidio di Paolo D’Amico hanno sottoposto a perquisizione e sequestro l’abitazione del giovane e le due autovetture nella sua disponibilità, per compiere nei prossimi giorni ulteriori accertamenti tecnici. (g.d.m.)
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