La disabile che lotta con le Poste

12 Luglio 2017

Un familiare: «Per un conto, 11 giorni e tanti ostacoli». L’azienda si scusa

AVEZZANO. Undici giorni, tre consulenti coinvolti, due istituzioni interpellate (tribunale e Comune) per aprire un conto corrente postale. Le pastoie burocratiche non conoscono pietà e stavolta la lotta con l’elefantiaco apparato ha avuto come protagonista una giovane disabile e la sua famiglia. Il fratello della ragazza ha denunciato quanto accaduto. «La tutrice di mia sorella, sua madre, doveva aprire un conto corrente su cui accreditare dei soldi», ha raccontato il familiare, «all’ufficio postale un consulente ci ha rimandato a una sua collega, perché troppo complicato. La consulente ci ha detto che serviva l’autorizzazione del giudice tutelare. Le abbiamo fatto notare che, precedentemente, il libretto postale era stato aperto senza autorizzazione del giudice. Le pratiche andavano fatte entro il 5 luglio altrimenti avremmo perso i soldi. Il giudice ha scritto che, essendo ordinaria amministrazione, non serviva la sua autorizzazione. Senza gli orpelli e gli ostacoli inventati a tavolino dalle Poste avremmo avuto ben pochi problemi. Presi dalla rabbia, abbiamo deciso di cambiare ufficio postale e pur trovando un approccio più umano siamo andati incontro alle stesse storture. Prima ci hanno chiesto l’autorizzazione del giudice, poi un numero di telefono di mia sorella che non parla e non ha telefono. Le abbiamo intestato una Sim e siamo all’assurdo. La pratica si è sbloccata, fino a quando doveva essere firmata la tessera bancomat, ma mia sorella non poteva firmare. Così c’è stato un nuovo blocco».Ma non è tutto. «Bisognava fare per forza un conto intestato solo a mia sorella», ha proseguito il giovane, «è stata allegata la sentenza di interdizione, fotocopiata dall’originale dal consulente. L’ennesimo colpo di scena: dal call center delle Poste ci hanno detto che serviva l’attestazione di copia conforme all’originale rilasciata dal Comune. Abbiamo fatto notare che avevamo dato l’originale e quindi che la fotocopia l’avevano fatta loro. La pratica è andata a buon fine dopo 11 giorni». Le Poste, interpellate dal Centro, hanno contattato la famiglia scusandosi per l’accaduto. «Rinnoviamo anche pubblicamente le scuse», affermano, «purtroppo la complessità procedurale ha causato degli spiacevoli equivoci».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.