«La dose e vado al lavoro» Così funzionava lo spaccio

I rimproveri: «L’altra volta era un po’ leggera». E i favori: «Prendi e paghi dopo» Il gergo utilizzato: dagli arrosticini ai libri. La paura di essere braccati dalla polizia
L’AQUILA. La lamentela per la scarsa qualità del prodotto: «Oh... me raccomando l’altra volta era un po’ leggera... eh...».
Il rimprovero di Marcelo Ramos e i dubbi di Pierpaolo Romano.
Marcelo: «...L’ultima volta, quello che hai fatto non va bene... mancava trenta».
Pierpaolo: «Sii!! Che ho fatto? Trenta? Come è possibile Paco...!?».
Marcelo: «E non lo so... eh non me l’hai detto, anzi».
Pierpaolo: «Noo... appunto sennò te l’avevo detto no... che cavolo... mo’ te le ridò che ti devo di’... va bene... te le ridò... è strano però... me sembra strano comunque».
E se non hai denaro paghi con comodo. Il 14 novembre 2015 Taddei e Panepucci, nell’auto di Fusha, cedono due dosi di cocaina a un acquirente soprannominato “tenente”.
Quest’ultimo non ha il denaro: «Mo’ leva quesso lunedì te li prendi, sto in difficoltà».
Fusha: «Sì ma quando vieni dopo mi devi pagare».
Le “cimici” della polizia hanno captato migliaia di conversazioni fra le persone al centro dell’inchiesta per spaccio sulla piazza aquilana. Intercettazioni che ricostruiscono, secondo le accuse della polizia, le modalità di vendita della droga e gli spostamenti compiuti dagli indagati.
Da una conversazione registrata nell’auto dell’albanese Fusha emerge anche l’acquisto di un ingente quantitativo di cocaina in vista del Capodanno. Fusha commenta, Parlando con Panepucci: «1.500 li ho dati a Gori (Grigor Dervishaj)» e poi aggiungono «Tanto a Capodanno vendi tutto!». L’approvvigionamento di 80 grammi di cocaina era in programma il 30 dicembre 2015.
Ma in altre occasioni i quantitativi di stupefacente dovevano essere più ingenti. Il primo dicembre 2015, stando alla ricostruzione della Mobile, Panepucci raggiunge Avezzano dove abita il marocchino Bya. Parlano di un presunto approvvigionamento di tre chili di cocaina in arrivo dall’Olanda. «Maa te serve nu chilo... te gliu pigli... 40 euro... tu me lo devi di’ se te serve... e na nap fra cinque sei giorni... ne porta tre chili... tre chili... inc...se te piace te la pigli se non te piace... dall’Olanda»; «Quanto vogliono un chilo?»; «40mila euro».
Non sempre gli indagati parlano così liberamente. Spesso si utilizza un linguaggio criptico. Così le dosi di cocaina, a detta degli inquirenti, diventavano gli arrosticini. O i libri. O i caffè. Un acquirente mette fretta a Romano: «Pie’ senti stavo pensando no invece di passare domani a prendere questi libri, se li passo a prendere subito».
E un altro: «Non mi puoi aiutà così una e poi me ne vado a lavorà».
A un certo punto Fusha, Panepucci, Taddei e Popescu si sentono braccati.
Alcuni indagati erano stati già fermati dalla polizia e sottoposti a controlli. Così nella casa-laboratorio di Paganica, stando sempre a quanto ricostruito dagli investigatori, Fusha porta via un imprecisato quantitativo di sostanza stupefacente, mentre gli altri «pulivano il pavimento con una scopa e detergevano con il detersivo tutte le superfici al fine di non lasciare alcuna traccia relativa alla illecita attività».
Scrive il gip Guendalina Buccella nell’ordinanza di custodia: «Costante è la disponibilità di importanti quantitativi di sostanza stupefacente, anche di differenti tipologie. Gli indagati risultano aver svolto cessioni con cadenza pressoché giornaliera muovendo, in sostanza, elevati quantitativi di droga».
E ancora: «È accertata l’operatività di un sodalizio criminale spregiudicato e particolarmente organizzato, con divisione di ruoli, specializzazione per gruppi in reati differenti, utilizzo di mezzi e locali comuni; si pensi all’abitazione inagibile utilizzata per la custodia e il confezionamento dello stupefacente». (r.rs.)
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