La figlia copre male la frutta e lui la sbatte contro il muro

1 Novembre 2017

Ordinato l’allontanamento da casa del tunisino di 56 anni che ha mandato la ragazza in ospedale. La Procura contesta lesioni e maltrattamenti mai denunciati per paura di altre violenze

L’AQUILA. Altro che “padre padrone”. Qui sono volati schiaffi e minacce per tanto tempo senza che nessuno in famiglia avesse il coraggio di fiatare.
Ora la magistratura ha emesso un provvedimento di allontanamento dalla casa a carico di un tunisino di 56 anni (del quale non viene fornita l’identità per tutelare il diritto alla riservatezza dei familiari) accusato di lesioni e maltrattamenti attestati da certificati medici.
Le accuse a carico di quest’uomo «dalla personalità iraconda» sono pesanti.
«Maltrattava, in ripetute occasioni, da diversi anni, la figlia convivente», dice il giudice, «offendendola e percuotendola per futili motivi, ultimo l’episodio del 19 settembre scorso quando, per non aver coperto bene la frutta in tavola, dapprima veniva raggiunta da uno schiaffo, poi presa a pugni, a calci e per i capelli, e infine, sbattuta con la faccia contro il muro più volte». Al punto da essere costretta a ricorrere alle cure del Pronto soccorso dell’ospedale San Salvatore dove i medici che le diagnosticavano “infrazioni alle ossa nasali, trauma distorsivo rachide cervicale in sublussazione” l’hanno ritenuta guaribile in una ventina di giorni salvo complicazioni. Si è appreso che, dopo la denuncia, la ragazza ha precisato di aver subìto, insieme a sua madre, nel corso degli anni, numerose violenze per mano del padre, mai denunciate per paura di ritorsioni. L’episodio più recente, quello del 19 settembre scorso, trova riscontro nelle certificazioni sanitarie delle lesioni riportate dalla 23enne.
Inoltre, la madre della ragazza ha confermato le affermazioni della giovane per questo e altri episodi.
Il provvedimento del giudice poggia anche «sull’evidente escalation criminosa desumibile, sotto il profilo oggettivo, dalla sistematicità dei fatti ingiuriosi e violenti posti in essere, oltre che dalla personalità iraconda dell’indagato particolarmente incline all’uso della violenza, gravato da plurimi precedenti penali, anche specifici e per reati comunque commessi con violenza alla persona; inoltre la denuncia presentata dalle due donne non può che aver acuito l’astio dell’uomo nei confronti della moglie e della figlia, con conseguente incremento del rischio di recidiva».
Il provvedimento cautelare è stato chiesto dal sostituto procuratore della Repubblica Stefano Gallo e accordato dal giudice per le indagini preliminari Guendalina Buccella. Le indagini sono state svolte dalla Squadra Mobile diretta da Tommaso Niglio.
Non sono note le argomentazioni difensive del sospettato che, comunque, sarà stato ascoltato nell’imminenza del provvedimento disposto dal gip.
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