La frana rischia di far chiudere le attività

14 Ottobre 2018

Gloriano (allevatore): «Non verranno più a ritirare il latte». Angelone (barista): «I sacchi di pane ce li passiamo a mano» 

L’AQUILA. Latte e pane vengono portati a a mano tutte le mattine, alle 6, percorrendo a piedi il tratto di strada, in tutto una trentina di metri, interrotto dalla frana.
Il furgoncino, che proviene da Montereale, si ferma all'altezza della Provinciale 2 Aringo-Poggio Cancelli, dove la montagna è venuta giù, interrompendo il passaggio. Gli abitanti di Poggio Cancelli, frazione di Campotosto, da un anno e mezzo, sono lì tutte le mattine all'alba, ad aspettare che arrivino i rifornimenti dei generi di prima necessità.
Non c'è altro modo per uscire dall'isolamento totale, se non raggiungere L'Aquila o Teramo, percorrendo il valico delle Capannelle: sono 50 chilometri all'andata, altrettanti al ritorno, per una pagnotta di pane fresco o un litro di latte. Le popolazioni dell'Alta Valle dell'Aterno sono allo stremo. Provate dal sisma del 2009, poi da quello del Centro Italia, infine dalla frana che, quasi due anni fa, ha interrotto ogni collegamento tra Montereale e Campotosto.
Mercoledì prossimo è previsto un incontro sul posto con il presidente della Provincia, Angelo Caruso, per valutare il da farsi. Se non verrà ripristinata la viabilità, scatterà una protesta massiccia. Tanto più che i soldi sono in cassa, ma il cantiere ancora non viene aperto.
«CHIUDO L’ALLEVAMENTO». Sabatino Gloriano vive a Poggio Cancelli, dove ha un'azienda agricola. Alleva mucche e capre. Lo fa da una vita: questo è il lavoro che garantisce sostentamento alla sua famiglia. Sabatino è preoccupato, rischia di perdere tutto e dover chiudere bottega.
«Il trasportatore che ogni mattina viene a prendere il latte per distribuirlo ci ha dato un mese di tempo», è il suo sfogo, «se entro i primi di novembre la strada che collega Campotosto a Montereale non verrà riaperta, non salirà più fino al paese. Fare tutto il giro, passando per Amatrice o per le Capannelle, è troppo lungo: sono chilometri e chilometri da percorrere».
A nulla sono valsi gli appelli alla Provincia, le manifestazioni di protesta, il coinvolgimento delle istituzioni. «Da un anno e mezzo siamo completamente isolati dal resto del mondo», dice Gloriani, «d'inverno attraversare il Valico delle Capannelle è un'impresa. La chiusura della strada di collegamento con Montereale sta provocando disagi enormi, ormai siamo allo stremo. Se non riapriranno il passaggio, sarò costretto a chiudere l'azienda. I trasportatori non garantiranno più il servizio».
Difficoltà che si sommano all'emergenza sisma. «Il terremoto ci ha distrutto», afferma l’imprenditore agricolo, «viviamo in cinque in 50 metri quadrati, l'unica casetta disponibile. E adesso rischio di perdere anche il lavoro».
RIFORNIMENTO IN CITTÀ. Sembra di essere tornati indietro di decenni. Quando si scendeva in città – L'Aquila – per fare rifornimento di generi alimentari. Giuseppina Angelone è la titolare di un bar a Campotosto. Da quando la frana ha interrotto i collegamenti con Montereale, gli affari sono calati a picco. «I rifornimenti non arrivano», spiega, «gestisco un'attività e per procurarmi le materie prime che occorrono per mandare avanti il bar devono, necessariamente, raggiungere L'Aquila o Teramo. I disagi sono enormi, ci sentiamo abbandonati a noi stessi».
E, intanto, gli affari calano. «Molti clienti arrivavano da Montereale», sottolinea Angelone, «con la strada chiusa nessuno fa oltre 50 chilometri di curve e saliscendi per prendere un caffè o fare colazione».
Giuseppina Angelone descrive scene che sembrano rimandare al secolo scorso: «Come ci procuriamo il pane? Il fornaio arriva alle 6 da Montereale», dice, «si ferma con il furgone dove la strada provinciale è interrotta, tra Aringo e Poggio Cancelli. Passiamo le pagnotte a mano, l'uno con l'altro, scaricandole dal furgone e caricandole sulle auto, dopo aver percorso una trentina di metri a piedi. Non c'è altro modo».
PRONTI ALLE BARRICATE. La protesta sta per esplodere. Se mercoledì prossimo la Provincia non fornirà risposte, scatterà la mobilitazione delle popolazioni dell'Alta Valle dell'Aterno.
A capeggiarla sarà il consigliere regionale del Partito democratico, Pierpaolo Pietrucci. «Ci aspettiamo risposte immediate», avverte Pietrucci, «è una situazione intollerabile. Sono sufficienti 100mila euro per un intervento d'urgenza: soldi già stanziati dalla Regione, grazie al mio emendamento. La Provincia deve procedere immediatamente; l'educazione e la correttezza che hanno caratterizzato la protesta civile, sfoceranno in manifestazioni eclatanti. Faremo vedere di cosa siamo capaci». Una prima protesta c’è già stata in settimana, con molti residenti, sindaci – tra i quali quello di Campotosto, Luigi Cannavicci – e associazioni di categoria che hanno invaso pacificamente la Provincia e hanno incontrato il presidente Caruso, insieme allo stesso Pietrucci.
©RIPRODUZIONE RISERVATA