La giornata tipo: giochi, incontri e feste

4 Dicembre 2016

Paganica, cento soci e una struttura che è diventata piccola «ma l’importante è socializzare»

PAGANICA. Un centro anziani uno lo immagina come una specie di bettola piena di fumo, bicchieri di vino e soldi sul tavolo. E invece no, entrando nel centro anziani di Paganica di odore di fumo non ce n’è. Per niente. «Eh no, chi vuole fumare va fuori», spiega Ernesto Palmerini, subentrato da un po’ alla presidenza a Elisa Masciocchi. Ma neanche un goccetto di vino? «No. Qui si viene solo per socializzare, per giocare a carte. Va bene, lo ammetto, un goccino ogni tanto ce lo facciamo anche qui, quando c’è qualcosa da festeggiare, un compleanno, una ricorrenza. Un giro e basta però. E giocare a soldi mai». All’interno della casetta in legno donata dalla Prosolidar nel 2011 ci sono circa venti persone, impegnatissime con le carte da gioco. C’è chi aspetta il suo turno, ogni tanto entra qualcuno, per allestire un tavolo e una partita a scala quaranta bastano due minuti. Ma qual è la giornata tipo in un centro anziani? A raccontarla è Giuseppe Vincenti, classe 1928, ex finanziere, 88 anni portati da far invidia a persone molto più giovani. È impegnato con uno scopone scientifico. «Qui si viene alle 4 di pomeriggio, e si va via a ora di cena. Una partita a carte, quattro chiacchiere. Tutto qui». Il problema è che il centro sociale alla Villa è l’unica struttura dedicata agli anziani a Paganica. Nelle vicinanze ci sono a Onna e Monticchio.

Quest’ultima in questi giorni resterà chiusa.

A Monticchio, infatti, il centro anziani è ospitato nei locali della ex scuola elementare e materna, e in questo fine settimana vi è stato allestito il seggio per il referendum. Ci sono i militari a fare la guardia, resterà tutto chiuso per tre giorni, fino a martedì, e gli anziani dovranno arrangiarsi.

Paganica non ha questi problemi. Certo, raccontano gli anziani, ci vorrebbe qualcosa vicino al progetto Case, un bar, una chiesa. Tutti hanno vissuto le difficoltà del dopo sisma, della comunità disgregata. Ma qui al centro anziani organizzano cene, spaghettate, arrostate, ogni occasione è buona. C’è il problema della dimensione dei locali, un po’ piccoli per gli oltre 100 soci. E ci vorrebbe qualcosa per rendere le pareti interne più chiare. Il legno è bello, ma assorbe troppo la luce. E a qualcuno gli occhi cominciano a fare cilecca». (r.p.)

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