La grande festa dell’Aquila: battono 3mila cuori rossoblù

Bandiere, grandi striscioni e fumogeni per colorare una domenica speciale
L’AQUILA. Manca mezz’ora all’inizio della partita. I ragazzi della scuola calcio sono tutti in fila, schierati sotto la tribuna est. I tremila spettatori dello stadio Gran Sasso-Italo Acconcia si alzano tutti in piedi quando realizzano una grande D al centro del campo. La festa ha inizio. La formazione del Fossacesia si schiera a destra e a sinistra per accogliere i giocatori dell’Aquila calcio, trionfatori d’Abruzzo dopo aver vinto il campionato di Eccellenza. Gli ospiti si presentano con una spettacolare maglia rosa. «Ma chi è, il Palermo?», ironizza qualcuno dagli spalti. No, è la maglia commemorativa, disegnata per il Giro d’Italia 2023, che partirà proprio da Fossacesia il prossimo 6 maggio. Una festa nella festa. La delegazione del paese della Costa dei trabocchi dona la maglia al presidente dell’Aquila calcio, Massimiliano Barberio, al senatore Guido Liris e al consigliere comunale Luigi Faccia, in rappresentanza del Comune. C’è una maglietta anche per l’assente co-presidente Salvatore Di Giovanni. Il motivo dell’assenza però è importante: Di Giovanni è rimasto a casa per un’altra festa, quella per il compleanno del padre Nicola, che compie cento anni.
Tra bandiere, striscioni, fumogeni è un tripudio di lettere D. La serie nazionale che il prossimo anno attende L’Aquila. Ad arbitrare c’è una donna, la teramana Asia Armaroli. Il compito è all’apparenza semplice, perché L’Aquila e il Fossacesia non hanno molto da chiedere a questo campionato. Ma la sfida è vera. Forse merito dei 3mila che riempiono gli spalti. Altra categoria. In alto, sulla tribuna del lato nord, compare una maglia rossa e una testa circondata da una folta capigliatura bionda. È Mara La Civita, allenatrice delle ragazze dell’Aquila calcio, che di mestiere fa proprio la fotografa, ed è stata mandata lassù a riprendere la spettacolare coreografia di fumogeni rossi e blu a inizio partita. Un muro di fumo si alza dalla tribuna sud. Qualcuno scappa, qualcuno si lamenta bonariamente che l’ultima volta, alla festa di una settimana fa al rientro della squadra dopo la vittoria col Capistrello, è tornato a casa con le scarpe macchiate di rosso: «Almeno fosse stato rosso e blu, avrebbe avuto senso». Si scherza. Nel muro rossoblù spuntano tifosi che salutano e raccontano di essere «della vecchia guardia», altri giovanissimi, ragazze con i cappelli rossoblù, intere famiglie, una giovane mamma che prepara la pappa al suo bambino. Per tutti gli altri c’è tanta birra. Alla fine del primo tempo dagli altoparlanti esce uno dei tormentoni di Sanremo, “Supereroi”. Tutti iniziano a canticchiarlo, ma la canzone non è casuale. «Ce l’ha dedicata il capitano Nicolò Corticchia», raccontano i volontari della Croce Bianca, «ci ha detto che siamo dei supereroi», raccontano i medici e gli infermieri volontari che hanno seguito tutte le partite in casa. «E anche parecchie partite fuori...» precisano. Alla fine la partite si chiude sul 4 a 0, una punizione troppo severa per il Fossacesia. I giocatori aquilani festeggiano sotto la curva dei tifosi. E non possono non spuntare due bottiglie di spumante. I fotografi si allontanano, non c’è niente di più deleterio dello spumante che finisce negli obiettivi. La festa va avanti. La gente, piano piano, si sposta sotto la tribuna sud, dove sono stati allestiti un palco e alcuni stand. Lo spazio è un po’ ristretto, c’era il timore che potesse arrivare la pioggia. Che invece non si è vista. Quelli che escono bagnati hanno solo incontrato lo spumante. La birra abbonda, ci sono i panini con la porchetta, c’è chi affetta pane e salumi vari. C’è Stefy, del bar Racing, con lo staff a distribuire bevande. La settimana scorsa, durante i festeggiamenti dopo la vittoria di San Benedetto dei Marsi, ha passato metà del tempo a piangere di gioia. «Non potete capire quanto sono felice», aveva detto.
Dal palco lo speaker Alessandro Fallocco cita le ragazze dell’Aquila calcio, si vedono le braccia alzarsi da dietro una selva di tifosi, c’è lo stand con le magliette rossoblu. Qualcuno va alla ricerca della maglietta con la grande D rossa, ma è arrivato tardi. Le magliette sono andate a ruba. I rapidi flash di una giornata di festa. A qualcuno sfugge la lettera C. Adesso ci godiamo la serie D, per la serie C si vedrà. «In fondo, in questa città, e con questa società, è possibile sognare», sintetizza più di un tifoso.
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