La Grande Guerra nei saggi di Croce spiegati da Colapietra

Giovedì prossimo la conferenza dello storico aquilano per commentare le opinioni del grande filosofo
L’AQUILA. La Grande Guerra nei racconti di Benedetto Croce attraverso la ricerca del professor Raffaele Colapietra. Questo il tema della lezione in programma giovedì 21 febbraio alle 16,30 nella sala conferenze della biblioteca provinciale Salvatore Tommasi. Un appuntamento alla scoperta degli scritti, delle osservazioni e dei commenti di Croce, attraverso “La Critica”, la rivista di letteratura, storia e filosofia da lui diretta. «Testimonianze, commenti, interpretazioni», spiega Colapietra, «arrivano ai giorni nostri grazie a questa rivista e ci aiutano a capire le vicende di quegli anni». Il professore aquilano, in una lunga intervista rilasciata alla Scuola superiore dell’economia e delle finanze, ha spiegato quanto la Prima Guerra Mondiale avesse rappresentato per Croce una sorta di «spartiacque irreversibile, in maniera diversa però rispetto a quanto avvenne in Thomas Mann. Quest’ultimo, pur avendo commentato nelle considerazioni di un “impolitico” la Grande Guerra e avendola interpretata in una certa maniera nazionalistica e “patriottarda”, è poi tornato sui suoi passi e si è rinnovato, addirittura capovolgendo la sua posizione. Questo, invece, non è mai avvenuto per Croce. Per lui la Grande Guerra è un abisso che bisogna rivalicare ritornando all’indietro. Se si pensa che uno degli elementi di nascita e di giustificazione del fascismo è stato il problema di sistemare in un modo pur che sia quella “massa” di quattro milioni e mezzo di mobilitati per la Grande Guerra, un dato di fatto che non si era mai verificato e quindi inconcepibile, si può facilmente comprendere se e in qual misura un problema del genere dovesse risultare inclassificabile nei parametri concettuali del Croce». Ma il discorso è ben più ampio e riguarda anche la percezione dei movimenti culturali europei all’epoca della Prima Guerra mondiale. «È interessante andare a studiare alcuni movimenti dell’epoca», prosegue Colapietra. «Ad esempio è importante il lavoro di ricerca sostenuto dal maestro Carmine Gaudieri che ha dedicato la XXI rassegna di “Musica e letteratura” alla figura del famoso compositore e violinista Jean Sibelius, a 150 anni dalla nascita». Questo artista è espressione del nazionalismo romantico e lo studio di questa figura ha messo a confronto figure rappresentative del mondo musicale e letterario, tra musicisti, musicologi e critici.
«Un percorso di questo tipo offre degli spunti interpretativi validi anche oggi. Mi rendo conto che uno come Matteo Renzi potrà trovare poco interesse in quello che facciamo. Del resto, viviamo in un’epoca in cui per molti la notizia più importante è l’arrivo di Luciano Spalletti alla Roma. Quello che mi dispiace», afferma in conclusione lo storico, «è che abbiamo tantissime informazioni in tempo reale, ma quasi nessuno è capace di interpretare i fatti e fare lo sforzo di capire il senso delle cose».
(fab.i.)
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