La Grande L’Aquila un secolo prima della Nuova Pescara

5 Marzo 2023

Quando Adelchi Serena contrastò lo strapotere della costa: l’aggregazione di 8 comuni dopo il “taglio” della provincia

L’AQUILA. Il Consiglio regionale pochi giorni fa ha approvato la legge per la fusione dei comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore. Cosa che accadrà formalmente all’inizio del 2027. Se tutto andrà come previsto la Nuova Pescara nascerà a giusto 100 anni dalla riforma attuata dal regime fascista che portò alla creazione della Provincia di Pescara con capoluogo Pescara alla quale fu unito il comune di Castellamare Adriatico.
DECRETO 1927
Il regio decreto (un atto avente forza di legge adottato dal Consiglio dei ministri e promulgato dal Re) portava la data del 2 gennaio 1927 e riguardava il “Riordino delle circoscrizioni provinciali”. Da quel decreto L’Aquila uscì “bastonata”. Infatti con la creazione della Provincia di Pescara, alla Provincia dell’Aquila vennero sottratti due Comuni importanti come Bussi e Popoli. Ma c’era di più e di peggio per il capoluogo abruzzese. Con la nascita della Provincia di Rieti alla Provincia dell’Aquila furono tolti i territori del circondario di Cittaducale con i Comuni, fra gli altri, di Amatrice, Antrodoco, Leonessa, Borgo Velino, Borbona, Posta. All’Aquila rimasero Sulmona e Avezzano che però erano città che poco legavano con il capoluogo e la battaglia, abbastanza recente, per la istituzione delle Province di Sulmona e Avezzano sta lì a dimostrarlo.
UN PAESOTTO
Il rischio che L’Aquila diventasse un paesotto da poche migliaia di abitanti – chiusa fra i monti e circondata da piccoli borghi che avevano una loro autonomia comunale – non faceva dormire sonni tranquilli ad Adelchi Serena che nel 1927 era il podestà dell’Aquila e che poi scalò i vertici del partito fascista fino a diventare ministro e segretario del Pnf. Serena, pare, dovette usare tutta la sua influenza politica a Roma per sventare un “progetto” che piaceva a Giacomo Acerbo (Loreto Aprutino, 25 luglio 1888-Roma, 9 gennaio 1969), politico pescarese (anche lui più volte membro del governo Mussolini) che addirittura, si disse, voleva “abolire” la Provincia dell’Aquila.
LA GRANDE AQUILA
Adelchi Serena, per arginare lo strapotere della costa, da una parte difese strenuamente quel che rimaneva della Provincia dell’Aquila e dall’altra pensò di creare la cosiddetta “Grande Aquila”. Il 4 marzo del 1927 da Podestà, Serena scrisse al Prefetto «perché facendosi eco dei reali bisogni della zona aquilana, voglia proporre al Governo nazionale di decretare con procedura straordinaria, l’ampliamento del territorio del Comune dell’Aquila con l’aggregazione dei Comuni di Roio, Bagno, Paganica, Camarda, Sassa, Lucoli, Arischia, Preturo, e della frazione di San Vittorino (comune di Pizzoli)». Serena con un allegato alla lettera del 4 marzo spiegava le ragioni a sostegno di tale accorpamento. Innanzitutto si richiamava al concetto di “contado”. L’Aquila dalle origini (XIII secolo) e fino all’inizio del 1500 (con la spartizione del territorio a favore dei Baroni spagnoli) era stata legata fortemente ai borghi del suo contado (che in verità venivano più che altro sfruttati dal punto di vista economico). La perdita del contado aveva impoverito la città. Il progetto di Serena puntava a riportare indietro le lancette della storia.
AGGREGAZIONE
«L’aggregazione dei detti Comuni» sottolineava il Podestà «avrebbe per effetto la costituzione di un organismo municipale forte e degno continuatore delle antiche tradizioni della Città di Aquila. Se guardiamo alla storia potremo sincerarci che la decadenza di Aquila e della sua Regione coincide con la dismembrazione che il Principe di Orange (i baroni di cui sopra ndc) fece ai danni della Città, privandola del suo territorio. Moltiplicate le spese generali di amministrazione, i rappresentanti dei nuovi Comuni formati sul territorio della Città di Aquila – in mancanza di classi dirigenti capaci di tenere l’amministrazione – si diedero a lotte personali e di partiti, sicché intorno alle mura di Aquila fu creata artificiosamente una catena di meschini interessi» a deprimento «della visione dell’interesse generale e regionale che essa soltanto poteva ancora avere seguendo le sue antiche tradizioni. Ricostituire dunque l’antico contado della Città significa non soltanto compiere un atto di giustizia attuando le antiche sovrane disposizioni (quelle degli Angiò prima e degli Aragonesi poi ndc) ma altresì restituire sangue e vita alla Città di Aquila e alle sue antiche frazioni le quali, non essendo più in antitesi, ma nuovamente affratellate potranno raggiungere quella antica magnificenza cui si ispirarono i saggi provvedimenti dell'antico Monarca e si ispirano quelli del nostro Duce».
IL DECRETO
Il decreto regio del 29 luglio 1927 (con effetti dal primo gennaio 1928) accolse la proposta di Serena nonostante petizioni e proteste fra cui quella dello storico Gioacchino Volpe a difesa della sua Paganica. Aquila cambiò nome in L'Aquila. Nel secondo dopoguerra (nel 1947) solo Lucoli riuscì a riottenere l’autonomia comunale.
PAGANICA E ARISCHIA
Paganica e Arischia (nonostante una legge del 1953 a favore della ricostituzione dei Comuni soppressi nel 1927) ci hanno provato fino a 30 anni fa ma senza riuscirci. In particolare a Paganica nel 1992 fu indetto un referendum popolare e il Consiglio regionale votò a favore del “ritorno” del Comune autonomo ma la legge regionale fu bocciata nel gennaio 1993 dalla Corte costituzionale.
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