La Grandi rischi affidata a Coccia: ora la presidenza parla aquilano

29 Settembre 2023

L’AQUILA. È un cerchio che si chiude. Ed è l’esperienza maturata nella tragedia del terremoto dell’Aquila (e poi negli anni del post-sisma), che guiderà la gestione delle emergenze del futuro in...

L’AQUILA. È un cerchio che si chiude. Ed è l’esperienza maturata nella tragedia del terremoto dell’Aquila (e poi negli anni del post-sisma), che guiderà la gestione delle emergenze del futuro in Italia. Perché a capo della nuova Commissione grandi rischi della Protezione civile da ieri c’è Eugenio Coccia, marchigiano di nascita, ma aquilano d’adozione. Fu lui, fisico di fama tra gli autori della scoperta delle onde gravitazionali, dopo aver guidato per sei anni e fino al 2009 i Laboratori nazionali del Gran Sasso dell’Infn, a partecipare direttamente alla nascita di quella scuola di alta formazione nata con lo scopo di fare del capoluogo abruzzese devastato dal terremoto «una moderna città della ricerca e della conoscenza», come diceva lo stesso Coccia. Si tratta dell’eccellenza del Gran Sasso Science Institute, di cui il fisico è stato primo rettore dal 2013, quando la scuola era ancora “un esperimento”, e poi di nuovo rettore dal 2016 al 2022. E di cui è ancora oggi professore ordinario di Astronomia e Astrofisica. Coccia, nel 2011 insignito dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dell’onoreficenza di commendatore della Repubblica, adesso è anche direttore dell’Institute of High Energy Physics di Barcellona.
Ma da ieri si è insediato ufficialmente anche come presidente della “Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi”, ridisegnata solo pochi giorni fa da un decreto del ministro per la Protezione civile Nello Musumeci. In totale, compreso il fisico aquilano d’adozione che ne è presidente, la commissione è composta da 64 componenti provenienti da prestigiosi atenei e istituti italiani. «Il compito della commissione è quello di supportare il Dipartimento della Protezione civile in otto settori di rischio: sismico; vulcanico; maremoto; idraulico, idrogeologico, da fenomeni meteorologici e climatici; incendi boschivi e da deficit idrico; nucleare e radiologico; chimico, tecnologico, industriale e da trasporti; ambientale e igienico-sanitario», spiega la stessa Protezione civile, continuando: «L’individuazione dei componenti è stata effettuata partendo dai diversi profili di competenza ed esperienza, necessari a comporre ciascun settore ed è avvenuta in stretto raccordo con i Centri di competenza e grazie a una proficua azione di analisi e confronto con il presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane e con il presidente della Consulta dei presidenti degli enti pubblici di ricerca». (l.t.)
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