La Gsa: sui sottoservizi riserve nella norma

Il dirigente amministrativo Giannone replica alle accuse e ai “sospetti” di Biondi sulle procedure
L’AQUILA. La Gran Sasso Acqua (Gsa) replica alle accuse del candidato sindaco del centrodestra, Pierluigi Biondi, in merito ai dubbi sulle riserve chieste dall’impresa che sta realizzando i sottoservizi. La replica viene affidata al dirigente amministrativo Raffaele Giannone, responsabile dell’Ufficio Gare della Gsa.
«In merito alla “sospetta” velocità della procedura di transazione, la riserva principale, la n. 1, pari a 1.862.130,38 di euro, è stata iscritta dalla ditta appaltatrice nel registro di contabilità già nel Sal n. 1 in data 11 dicembre 2015 e, come da normativa, è stata ripetuta nei successivi Sal fino al n. 8 in data 21 febbraio 2017. L’azienda ha avuto quindi tutto il tempo necessario per riflettere su di essa», afferma Giannone in una nota. «Successivamente, si chiarisce che il rigetto delle riserve apposte sul registro di contabilità da parte del direttore dei lavori rappresenta una mera clausola di stile che consente alla stazione appaltante (la Gsa) di meglio ponderare la bontà delle contestazioni della ditta appaltatrice fino al momento in cui le medesime vengono regolate nella forma giudiziale o stragiudiziale (come nel caso di specie) ritenuta più opportuna. Quanto alla perplessità sollevata in merito alla riserva n. 8, si chiarisce che essa è stata chiusa in tempi assolutamente efficaci ed efficienti proprio al fine di evitare che le somme in gioco potessero lievitare a livelli maggiori. Al punto n. 7 della proposta di transazione, infatti, la ditta appaltatrice aveva già sommariamente valutato detta riserva in Euro 2 milioni, che sarebbero aumentati con lo scorrere del tempo. Si stigmatizza infine l’illazione sulla mancanza di chiarimenti da parte della società. La Gsa ha provveduto a mettere a disposizione del Sindaco di Navelli, Paolo Federico, accompagnato nell’occasione da Pierluigi Biondi, tutta la documentazione relativa alla transazione, evadendo la richiesta di accesso agli atti via Pec due ore dopo la sua presentazione, invece che nei canonici 30 giorni di rito, ma non ha ricevuto richieste di chiarimenti, che sarebbero state esaudite senza indugio in ogni forma, verbale o scritta; ufficiosa o ufficiale».
«Si ricorda», conclude Giannone, «che il valore delle riserve, in relazione a un appalto di 30.424.512,91 e tenuto conto delle condizioni della città a seguito del sisma (interferenze dei lavori di ricostruzione degli immobili privati e pubblici, numerosi ritrovamenti archeologici, interferenze con altri gestori di servizi a rete) appaiono assolutamente fisiologiche e, anzi, contenute. In ogni caso la documentazione sulla transazione è pubblica e chiunque abbia interesse potrà constatare se si tratti di una procedura frettolosa e raffazzonata oppure di un percorso altamente documentato, meditato, professionale, nonché rispettoso di tutte le normative».

