La Lega: il risultato premia l’azione di governo locale

L’AQUILA. La Lega prova a capitalizzare il risultato ottenuto alle politiche in tutto l'Abruzzo – percentuali oscillanti tra il 13 e il 17%, tre parlamentari eletti – passando all'incasso. Il partito,...
L’AQUILA. La Lega prova a capitalizzare il risultato ottenuto alle politiche in tutto l'Abruzzo – percentuali oscillanti tra il 13 e il 17%, tre parlamentari eletti – passando all'incasso. Il partito, per bocca del coordinatore regionale Giuseppe Bellachioma, neoeletto alla Camera dei deputati insieme all'aquilano Luigi D'Eramo (il terzo eletto, al Senato, è Alberto Bagnai), ha lanciato un preciso messaggio agli alleati di centrodestra chiedendo di poter scegliere il futuro candidato della coalizione alle elezioni regionali, che ci saranno da qui a un anno (dipenderà da quando si dimetterà Luciano D'Alfonso). Certo, i toni, per il momento, sono ancora quelli felpati dei negoziati e delle trattative, ma gli intenti, nelle parole dei salviniani, sono più che espliciti: «Per ora rimaniamo con i piedi per terra», ha affermato Bellachioma nella conferenza ieri a Palazzo Fibbioni davanti ai giornalisti e a decine di militanti entusiasti «ma vogliamo partecipare alle prossime elezioni regionali come attori principali, non come comparse. Ci sembra giusto, alla luce dei risultati ottenuti». Messaggio ribadito anche dal coordinatore della provincia dell'Aquila Emanuele Imprudente: «La Lega si è dimostrata il partito trainante della coalizione di centrodestra. Se in questo collegio Antonio Martino ha vinto è solo grazie a noi. All'Aquila siamo passati in sette mesi dal 7% al 17,4%, un risultato che premia anche la nostra azione di governo con Pierluigi Biondi». La Lega chiede in maniera perentoria le dimissioni di D'Alfonso e il ritorno alle urne: «D'Alfonso non pensi di sfruttare i tecnicismi dei regolamenti parlamentari per continuare a ricoprire il doppio incarico», ha dichiarato D'Eramo. «Si dimetta domattina e si torni a votare subito, perché altrimenti ci ritroveremmo nel paradosso di essere governati da una persona (Giovanni Lolli, ndc) che non è stata eletta dal popolo, sullo stile di Matteo Renzi».
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