La LFoundry: non dovrà accadere mai più in futuro

L’azienda esprime il cordoglio per l’operaio 55enne precipitato dal tetto La Fim Cisl: «Da inizio anno 15 vittime in Abruzzo». Sul web critiche al sit-in
AVEZZANO. «Quindici morti bianche in Abruzzo dall’inizio dell’anno. Se ci si vuole occupare di sicurezza degli italiani, si cominci dal lavoro».
La morte di Sebastiano Marco Aliello, 55enne, dopo un volo di sei metri da uno stabile di LFoundry dove era impegnato in delle operazioni di manutenzione con una ditta esterna, ha scosso il mondo del lavoro non solo marsicano. L’operaio, originario di Siracusa, ma impiegato in un’azienda specializzata di Cesena, si è spento all'ospedale San Salvatore dell'Aquila, dopo essere stato sottoposto a un intervento neurochirurgico. Sulla vicenda è stata aperta un'inchiesta volta a capire se ci siano delle responsabilità per l'incidente.
Intanto sui social si è scatenata una gara ad alzare un muro di difesa nei confronti della LFoundry, con critiche al sit-in che si è svolto davanti alla fabbrica dopo la notizie delincidente. «La LFoundry non c’entra nulla, è una delle aziende più sicure», si legge sul web.
«Purtroppo è accaduto un gravissimo evento tra le nostre mura e sono in corso tutti gli accertamenti per provare a far luce sulle dinamiche», hanno spiegato dalla LFoundry, «non ci sono parole per esprimere il dispiacere che abbiamo nel cuore. Intendiamo cooperare al meglio con le autorità, al fine di capire bene cosa sia successo e lavoreremo affinché episodi del genere non accadano mai più. Siamo vicini alla famiglia della persona coinvolta». Intanto i dipendenti dell’azienda più grande del territorio marsicano, dove si producono memorie volatili, hanno deciso di devolvere, in segno di solidarietà, due ore di salario alla famiglia e si sono astenuti, in parte, dal lavoro per manifestare la loro indignazione contro l’accaduto.
«In Abruzzo sono 15 i morti sul lavoro dall’inizio dell’anno, il penultimo in provincia di Teramo appena la settimana scorsa, si chiamava Aldo D'Agostino, di 62 anni, e lavorava alla Stam di Colonnella», hanno precisato Gianni Alioti e Augusto Bisegna, della Fim Cisl nazionale, «i dati resi noti dall'Inail per il primo trimestre del 2018, dimostrano che l'allarme lanciato dai sindacati è più che giustificato: più 11% di incidenti mortali rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, un dato che probabilmente verrà ritoccato al rialzo nel report che sarà diffuso a luglio, sull'andamento del secondo semestre. La parola più ripetuta è “ora basta”; ma il rischio è che all’indignazione si risponda solo con la retorica, frasi fatte, reazioni ex-post».
Secondo Bisegna e Alioti si potrebbero «mettere in campo tre misure ben precise: prevedere la deducibilità fiscale di tutti gli investimenti; prevedere un forte aggravio assicurativo per le imprese in cui si registrano infortuni mortali o invalidanti; utilizzare coerentemente il saldo attivo accumulato negli anni da Inail, oltre 32 miliardi di euro, oggi in mano alla Tesoreria di Stato che ne dispone impropriamente per coprire altre spese».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

