La liberazione di Mussolini 76 anni dopo

6 Ottobre 2019

In un convegno con storici e giornalisti al Gssi è stata ricordata l’Operazione Quercia dei tedeschi a Campo Imperatore

L’AQUILA. Mentre sul piazzale della Villa Comunale c'era chi si fermava a mangiare negli stand dello street food, all'inteno del salone del Gssi si discuteva di storia. “L'operazione Quercia”, la “liberazione”, in quel lontano 12 settembre del 1943, da parte di un commando di paracadutisti tedeschi, di Benito Mussolini “prigioniero” sul Gran Sasso.
Le virgolette alle parole “liberazione” e “prigioniero” sono d'obbligo perché, come hanno ricordato gli storici, al momento della sua “liberazione”, Mussolini non era affatto prigioniero.
Il convegno, moderato dal giornalista Luca Telese, grazie alla presenza di storici come Alessandro Campi e Walter Cavalieri, dei giornalisti Miska Ruggeri, Alessandro Rico e Salvatore Santangelo, e del regista Pierfrancesco Pingitore – che sulla prigionia di Mussolini ha scritto anche un apprezzato testo teatrale – ha contribuito a fare nuova luce su una vicenda in cui il Gran Sasso si è trovato al centro della storia italiana. Tutto questo, nella seconda giornata della Festa della Montagna. «Tecnicamente», ha ricordato infatti lo storico aquilano Walter Cavalieri, «nel momento in cui i tedeschi atterravano sulla Sella di Prato Liscio a Campo Imperatore, Mussolini non era affatto prigioniero. Addirittura erano state tolte le mitragliatrici che proteggevano l'albergo e mandati via i cani lupo addestrati. Lo storico deve operare con i documenti, e in questo caso non ci sono documenti scritti che possano confermare il fatto che Mussolini fu in realtà scambiato con i tedeschi per un lasciapassare nei confronti del Re e di Badoglio, in quel momento in fuga verso Brindisi. Solo indizi, molti e concordanti, nessuna prova», ha ammesso Cavalieri, «come quello che il Re su 18 strade consolari che in quel momento vedevano furiosissimi combattimenti, sia riuscito a passare con 60 auto del corteo, essendo anche fermato più volte dagli stessi tedeschi». Nella ricostruzione storica è intervenuto anche il regista Pingitore, che ha ricordato alcuni particolari che erano poi confluiti nei suoi lavori. «La Storia è fatta di accadimenti casuali», ha detto lo storico Alessandro Campi, quando ha ricordato che Mussolini fu spostato in numerose località, e una di queste doveva essere vicino a Perugia. «Ma i funzionari che erano andati a verificare la situazione nella villa a 14 chilometri da Perugia, mentre tornavano a Roma furono vittime di un incidente. Ed ecco che Mussolini fu dapprima spostato a Forte Cerreto e poi a Campo Imperatore». Un convegno, quello di ieri, iniziato con un minuto di silen«io in ricordo dei due poliziotti uccisi l'altro ieri a Trieste, «ma anche di altre due vittime», hanno aggiunto Telese e Cavalieri, «i due italiani uccisi dai tedeschi a Fonte Cerreto quel giorno del ’43». La guardia campestre Pasqualino Vitocco e il carabiniere Giovanni Natale, «gli unici due uomini in divisa che in quella vicenda fecero in pieno il loro dovere», ha detto Cavalieri.
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