La madre: ditemi com’è morto Collinzio

22 Agosto 2019

Appello a sei mesi dal ritrovamento del cadavere nel fiume. Si aspettano le analisi del Ris su telefonini e tracce biologiche 

SAN BENEDETTO DEI MARSI. «Ditemi com’è morto il mio Collinzio. Sono passati sei mesi dalla sua scomparsa e ancora non si conosce la verità». È un appello accorato quello che la madre del 51enne Collinzio D’Orazio fa attraverso il proprio legale, l’avvocato Berardino Terra. Il corpo dell’uomo di San Benedetto dei Marsi venne ritrovato senza vita dopo trenta giorni di ricerche, ripescato nel fiume Giovenco alle porte del paese. Sul caso è aperto un fascicolo per omicidio e due giovani sono indagati, anche per abbandono di incapace. Ma i familiari della vittima, in particolare la mamma, Teresa Di Nicola, a distanza di sei mesi, chiedono che ci sia una svolta sul caso affinché si faccia chiarezza sulle cause della morte e su eventuali responsabilità. L’avvocato Berardino Terra sta seguendo la vicenda con particolare meticolosità. Da parte degli investigatori, sono in corso accertamenti tecnici molto complessi, sia dal punto di vista medico-legale, sia per quanto riguarda l’aspetto scientifico, con le analisi su materiale biologico rinvenuto nell’auto di uno dei due giovani indagati. Ma, secondo indiscrezioni, a richiedere maggiore sforzo da parte dei consulenti tecnici della Procura di Avezzano sarebbero gli accertamenti informatici sui cellulari dei giovani coinvolti nella vicenda, ma anche sui computer sequestrati. Si scava all’interno delle memorie degli smartphone e delle conversazioni private sui programmi di messaggistica istantanea come Messenger. Dei tamponi all’interno dell’auto su cui la vittima salì la notte prima della scomparsa sono stati eseguiti a più riprese. Gli interrogativi sulla morte di D’Orazio, per la quale il sostituto procuratore Lara Seccacini indaga per omicidio volontario, si infittiscono, ma le risposte sarebbero tutte negli accertamenti del reparto di investigazione scientifiche dei carabinieri che hanno già eseguito quattro rilievi tecnici irripetibili su campioni sequestrati nei mesi scorsi. Il Ris, entro la fine dell’estate, dovrebbe consegnare un fascicolo con le risultanze chimiche e biologiche. Mentre altre indagini vengono portate avanti dai carabinieri della compagnia di Avezzano e della stazione di San Benedetto dei Marsi. Gli indagati sono Fabio Sante Mostacci, 27 anni, e Mirko Caniglia, ma gli investigatori non escludono che la lista dei sospettati possa ampliarsi. I due giovani hanno visto per ultimi D’Orazio, la notte del primo febbraio scorso, e avrebbero tentato di farlo scendere davanti alla sua abitazione senza successo, lasciandolo poi in una strada secondaria non distante dal fiume.Un racconto fatto dai due che, però, non convince gli inquirenti. D’Orazio ha una forma di disabilità.
Gli indagati sono difesi dagli avvocati Antonio Milo, Mario Flammini e Franco Colucci, mentre la famiglia della vittima è assistita dall’avvocato Berardino Terra. (p.g.)
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