La mamma: «Giustizia per il mio Collinzio»

2 Febbraio 2022

San Benedetto, tre anni fa la morte di D’Orazio. I due imputati accusati di abbandono di incapace

SAN BENEDETTO DEI MARSI. A tre anni dalla morte del 51enne Collinzio D’Orazio, il cui corpo senza vita venne ritrovato dopo 23 giorni di ricerche nel fiume Giovenco, arriva l’appello della mamma Teresa Di Nicola che chiede giustizia e tempi certi per il processo. «Mio figlio è da tre anni che aspetta giustizia», dice la donna in lacrime, «era un ragazzo d’oro, riservato, sensibile. Quella sera aveva solo bisogno d’aiuto, ma nessuno gli ha teso una mano. Se avessero voluto aiutarlo lo avrebbero fatto, portandolo in ospedale o a casa. Invece lo hanno lasciato in mezzo a Fucino, vicino al fiume, per quale motivo, per fare cosa, forse il bagno? Non era uno spacciatore ne un consumatore di sostanze stupefacenti o un bevitore incallito, era solo una persona un po’ più debole di altre che aveva bisogno di aiuto. Un aiuto che purtroppo non è mai arrivato. Soffriva di ansia e spesso aveva bisogno della mia presenza. “Mammina mia, tu sei la mamma più buona del mondo”, mi ripeteva. Amava la natura, abbiamo girato insieme tutta la Toscana, l'Umbria e mi voleva tanto portare a vedere la Reggia di Caserta. Era il suo sogno. Ma non ha fatto in tempo. Oggi di lui mi resta solo il ricordo e l’amore che mi ha dato. Per questo voglio che sia fatta giustizia, per lui, per la sua memoria. Ma la giustizia si deve muovere perché da tre anni lui è dentro una bara e ancora nessuno ha pagato per questo».
Nella vicenda sono imputati due giovani del posto che dovranno comparire davanti al giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Avezzano il 28 febbraio prossimo. I due giovani di San Benedetto, Fabio Sante Mostacci, 30 anni, e Mirko Caniglia, 29, respingono le accuse.
Dovranno rispondere di abbandono di incapace, non più di omicidio volontario. L’inchiesta è da pochi mesi coordinata dal sostituto procuratore Maurizio Maria Cerrato, che eredita il fascicolo dalla collega Lara Seccacini, recentemente trasferita.
Secondo l’accusa il 2 febbraio del 2019 i due indagati, dopo aver trovato D’Orazio nella piazza del paese a terra a causa dell’alcol che aveva ingerito, lo avrebbero fatto salire in macchina ma, anziché riaccompagnarlo a casa, o comunque in un altro luogo sicuro, lo avrebbero abbandonato in evidente stato confusionale, anche a causa dei problemi di salute e dell’evidente stato di ebbrezza, sotto la pioggia e al freddo, in una situazione di oggettivo pericolo. Secondo la procura, lo avrebbero lasciato in un luogo pericoloso e più in particolare «in un terreno isolato, fuori dal centro abitato, attraversato da un reticolo di strade pericolose, per chi va a piedi, e dal fiume Giovenco». (p.g.)
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