La Marsica presenta il conto al ministro del Mezzogiorno

Le richieste del mondo del lavoro (sindacati, Cna, Confesercenti) sul futuro delle aree disagiate Provenzano: non solo Zes e Corridoio Tirreno-Adriatico, ma bisogna riattivare il motore interno
CELANO. La via del futuro non passa solo attraverso le Zone economiche speciali e la trasversalità del corridoio Tirreno-Adriatico, ma con la «riattivazione del motore interno del Paese, che non può continuare a campare su misure eccezionali».
Il ministro per il Mezzogiorno, Giuseppe Provenzano, ospite d’onore dell’affollata tavola rotonda con sindacati, Confindustria, Cna e Confesercenti, nella sede del Comune di Celano, è stato sollecitato a intervenire per ridurre il divario infrastrutturale, anche digitale, tra Nord e Sud, a velocizzare le procedure, favorire l’accesso al credito per le imprese. E il ministro ha messo sul tavolo la sua visione di futuro, non solo per l’Abruzzo, ma per il Paese.
UN PIANO URGENTE. «Urge un piano per riattivare il motore interno del Paese e investimenti pubblici per stimolare i privati», ha detto il ministro. «Per ridare spinta al Sud occorrono infrastrutture, anche sociali. Nella legge di bilancio ci sono risorse per le aree interne, ma occorre una strategia integrata per fornire un sistema di servizi efficaci e un nuovo rapporto con gli enti locali, per favorire la spesa con procedura standard e assistenza tecnica».
PARTONO LE ZES. Sul fronte aree interne dell’Abruzzo, il ministro Provenzano si è impegnato a far partire le Zone economiche speciali (Zes), «uno strumento utile per rendere il territorio attrattivo per nuovi investimenti, nel 2020. Però», ha sottolineato, «il Mezzogiorno non deve campare più di eccezionalità, ma di ampie strategie per lo sviluppo. Le Zes, nate per potenziare porti e attrarre investitori, non sono la panacea di tutti i mali. L’impegno è di accelerare i tempi, ma non dipende solo da me: devo dialogare con la Regione». Confronto attivo anche per dare vita al sistema trasversale che metta in rete i porti di Pescara e Ortona anche con Civitavecchia.
VOCAZIONE INDUSTRIALE. «L’Abruzzo», ha aggiunto, «ha una grande vocazione industriale che va sostenuta, ma non si può dimenticare lo straordinario patrimonio di biodiversità, non valorizzato dalla politica».
I SINDACATI. Al ministro, che ha sottolineato l’importanza del confronto con i corpi intermedi, il segretario generale Cisl Abruzzo, Leo Malandra, anche a nome dei colleghi Carmine Ranieri (Cgil) e Michele Lombardo (Uil), ha ricordato che per ridurre il divario Nord-Sud «occorrono investimenti infrastrutturali, anche digitali: la rete si ferma Ravenna, qui non c’è l’alta velocità ferroviaria, le autostrade sono messe male e porti in attesa dragaggio. L’attuale situazione non soddisfa, né dà prospettiva futura, in contrasto con una realtà a forte vocazione industriale e manifatturiera, con un export superiore ai livelli medi del paese. Vanno potenziati i collegamenti in tutti i settori».
SISTEMA CREDITIZIO. Graziano Di Costanzo (direttore Cna Abruzzo) e Carlo Rossi (Confesercenti) hanno allargato il campo al sistema creditizio, che non sostiene piccole e medie imprese del commercio e l’artigianato. Tutto si gioca sulla velocità d’azione della politica. Tasto battuto dal presidente di Confindustria Abruzzo.
RISPOSTE VELOCI. «La trasversalità tra Tirreno e Adriatico», ha sottolineato Marco Fracassi, «è strategica, ma servono risposte veloci, oltre al potenziamento delle infrastrutture, autostrade e ferrovie, per tutto l’Abruzzo. La Zes potrà dare incentivi a investimenti e alla creazione di lavoro, ma nasce zoppa, poiché la Marsica non mappata nella legge 107.3c è tagliata fuori: va rimessa in pista». La visita del ministro – accolto in aula consiliare dal sindaco, Settimio Santilli – organizzata dal Pd, con in testa i segretari, Michele Fina, Francesco Piacente e Calvino Cotturone, ha offerto a Provenzano uno spaccato dei problemi dell’Abruzzo. Presenti anche il consigliere regionale Giovanni Legnini, l’ex vicepresidente della giunta regionale Giovanni Lolli, l’ex presidente del consiglio, Giuseppe Di Pangrazio, l’ex assessore Lorenzo Berardinetti e amministratori.
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