La Montanina torna a zampillare acqua

La scultura bronzea ricollocata sulla fontana dopo i restauri commissionati dal Rotary club e dalla Fondazione Carispaq
L’AQUILA. Cinque anni fa fu salvata poco prima che venisse rubata. Ieri la “Montanina”, la statua di Nicola D’Antino al centro della fontana di piazza Nove Martiri, in centro storico, è tornata al suo posto. E intorno ad essa ha ripreso vita anche l’intera piazza, dedicata alla memoria dei 9 giovani fucilati nel 1943 e di cui oggi ricorre il 75° anniversario dell’eccidio.
L’intervento è stato possibile grazie all’intervento dei Rotary Club dell’Aquila, di Lincelles (Francia) e Mariemont (Belgio) insieme alla Fondazione Carispaq, mentre a occuparsi dai lavori è stata la ditta Gavioli. Il cantiere è stato fatto oggetto di un lancio di sassi all’indirizzo degli operai al lavoro, su cui sono in corso indagini.
Con una cerimonia di riconsegna e il taglio del nastro la statua e la piazza sono state riconsegnate alla città alla presenza, tra gli altri, del vicesindaco dell’Aquila Guido Quintino Liris, la presidente del Rotary Club L’Aquila Rossella Iannarelli, Giorgio Paravano, presidente della onlus L’Aquila per la vita, l’architetto Antonio Di Stefano e la storica dell’arte Letizia Tasso della Soprintendenza archeologica, delle Belle arti e del paesaggio. Alla manifestazione era presente anche una delegazione dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani) L’Aquila, con in testa il 93enne partigiano Arnaldo Ettorre. Il vicesindaco Liris ha ringraziato il “service” del Rotary per l’impegno, che è andato oltre la semplice ristrutturazione della statua. Dopo il sisma del 2009, piazza Nove Martiri era diventata una sorta di deposito per le macerie dei tanti crolli della zona, poi dei materiali salvati in attesa di essere rimessi in opera con la ricostruzione. Nella piazza c’è stato per anni un viavai continuo di ruspe, muletti e camion. Proprio per questo l’opera di risanamento è stata particolarmente laboriosa. Per quanto riguarda la fontana, sono state rimontate anche le sfere, rubate in passato, che la facevano assomigliare, seppur in piccolo, alla Fontana luminosa. Anche sotto il pelo dell’acqua si notano le nuove foglie in pietra di edera stilizzate. A raccontare il miracoloso salvataggio della statua, realizzata nel 1929, è stato Antonio Di Stefano della Soprintendenza. Era lui che nel 2013 ricevette la chiamata che segnalava il tentativo di furto della Montanina. Con carabinieri e vigili del fuoco «che hanno collaborato con noi in maniera straordinaria», la statua fu portata in salvo in un deposito. Subito dopo il taglio del nastro è stato attivato lo zampillo che ha la stessa altezza di quello documentato da foto d’epoca. Mancano le panchine «ma le metteremo presto», ha confermato l’assessore Emanuele Imprudente.
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