«La morte di Concia non è colpa dei medici»

La direzione del Pronto soccorso: resta l’amarezza per il suo decesso e per il dolore dei familiari
AVEZZANO. «Nei tre accessi del paziente al pronto soccorso, nel giro di pochi giorni, tutti i controlli sono stati negativi e, anche se i medici hanno profuso un impegno totale, resta la loro amarezza per il decesso di un uomo e per il dolore della famiglia». È quanto afferma la direzione del Pronto soccorso dell’ospedale di Avezzano sulla morte del 53enne Piero Concia, avvenuta nei giorni scorsi in ospedale, sulla quale la famiglia ha presentato un esposto.
«Il 2 luglio scorso il paziente, affetto da una grave patologia in fase avanzata», dichiara la direzione del pronto soccorso, «alle 23.43 si è presentato al pronto soccorso accusando dolori addominali. È stato sottoposto ad alcuni accertamenti in seguito ai quali però, non essendo emerso nulla di nuovo, gli sono stati somministrati analgesici, cioè antidolorifici. Contrariamente al parere dei medici, che avrebbero voluto trattenerlo sotto osservazione per alcune ore in attesa degli specialisti, il paziente, alla presenza dei familiari, ha manifestato con decisione la volontà di tornare a casa, accettando l’invito a ripresentarsi il giorno dopo per farsi controllare. Infatti, l’indomani è tornato in pronto soccorso, poco prima delle 10, manifestando ancora dolori addominali. Una radiografia diretta all’addome», prosegue la direzione dell’unità operativa dell’ospedale che ha assistito l’uomo, «ha dato esito negativo e ad essa sono seguiti altri accertamenti, tra cui una radiografia alla colonna vertebrale che ha evidenziato la malattia, già nota al paziente, in fase avanzata. I medici lo hanno quindi sottoposto a una terapia antalgica (antidolorifica) e lo hanno invitato a tornare in ospedale il giorno dopo per verificare l’efficacia delle cure prescrittegli. Il 4 luglio, però, il paziente non si è ripresentato ed è tornato al pronto soccorso solo il giorno successivo, il 5, accusando ancora dolori molto forti ai glutei e una sofferenza dispnoica, cioè dovuta ad affanno. Gli è stata fatta nuovamente una radiografia diretta all’addome, da cui è emersa una perforazione intestinale, a cui è seguita una Tac di conferma. Portato immediatamente in sala operatoria e sottoposto a intervento chirurgico, l’uomo è deceduto durante l’operazione. Il personale medico e infermieristico», conclude la nota, «pur avendo compiuto ogni minuzioso accertamento e condotto con ogni possibile scrupolo i controlli, non può fare a meno si sentirsi amareggiato».
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