«La natura si vendicò col sisma» La frase choc indigna L’Aquila

11 Ottobre 2023

Nel documentario della Rai si parla di «scippo» degli atti del processo sul Vajont che si tenne in città Il comitato dei familiari delle vittime del terremoto del 6 aprile: «Sono parole gravi e irrazionali»

L’AQUILA. «La natura si vendicò dello scippo (degli atti processuali del Vajont, ndr) nel 2009 con il terremoto dell’Aquila». Una frase choc, quella recitata al minuto 18 del documentario della redazione Rai del Veneto sull’anniversario dei 60 anni della tragedia della diga del Bellunese. Una frase che riporta al centro la questione della destinazione di quei documenti storici, ma che lo fa indignando il capoluogo abruzzese.
«Sono parole gravi, che hanno poco di razionale e che sono totalmente prive di contenuto»: così le stigmatizza Federico Vittorini, che parla a nome del comitato dei familiari delle vittime del sisma. «Ci siamo consultati e abbiamo deciso che è meglio non rispondere nel merito, evitando così il rischio di dare importanza a una frase del genere».
Ma l’indignazione sta facendo anche il giro dei social. Tra i primi a diffondere l’estratto video del documentario tramite Facebook, è stato lo storico del cinema Piercesare Stagni. Da lì una lunga scia di commenti durissimi verso il documentario.
Poi è intervenuta pubblicamente anche la consigliera comunale del Partito democratico Stefania Pezzopane. «Ma come si fa a pronunciare parole così assurde e ostili? Due enormi tragedie messe a contrasto da una vera e propria provocazione», scrive, continuando: «Come si può parlare in questo modo dell’Aquila? La città sarebbe stata punita? Ma torniamo agli anatemi medioevali? E poi di quale scippo parla? Le carte riguardano il lungo processo tenutosi a L’Aquila».
Il riferimento di Pezzopane – ma anche del documentario Rai – è al processo di primo e secondo grado sulla tragedia del Vajont che andò in scena nel palazzo di giustizia dell’Aquila, lontano 600 chilometri da un possibile “inquinamento ambientale”. E in particolare dei 252 faldoni, con 160mila documenti, che dopo il sisma aquilano sono tornati a Belluno. «È proprio a causa del terremoto e dei danni che l’Archivio di Stato ha patito, che provvisoriamente la documentazione fu portata via con l’impegno a riportarla nel luogo d’origine, ovvero all’Aquila», continua l’esponente Pd, che si interessò della vicenda di quei faldoni quando sedeva in Parlamento. E ancora: «L’Archivio di Stato però ha avuto vicende complesse proprio a causa del sisma: per legge la documentazione dovrebbe stare all’Aquila, dove si fece il processo sul disastro, ma attualmente si trova a Belluno, dove fu portato in seguito al terremoto abruzzese del 2009. Da parlamentare interpellai il ministero per far rientrare le carte all’Aquila, incontrai la direttrice dell’Archivio di Stato e fu preso un chiaro impegno». Conclude Pezzopane: «Mi sembra veramente assurdo tutto ciò. Manca il rispetto per la nostra città e per la sua drammatica storia. Abbiamo sempre doverosamente conservato quegli importanti documenti. Dopo il terremoto abbiamo dovuto spostare fuori città opere d’arte, uffici pubblici e persone. Ma tutto deve ritornare dove era, anche le carte della tragedia del Vajont».
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