La necropoli di Fossa si allarga con altri scavi

19 Ottobre 2020

FOSSA. Con la campagna di scavi che si è conclusa a metà agosto, dopo circa un mese di lavoro, si “allarga” l’area della necropoli di Fossa che si trova non distante dal villaggio San Lorenzo...

FOSSA. Con la campagna di scavi che si è conclusa a metà agosto, dopo circa un mese di lavoro, si “allarga” l’area della necropoli di Fossa che si trova non distante dal villaggio San Lorenzo costruito dopo il sisma per gli abitanti di Fossa rimasti senza casa. In base a un protocollo d’intesa fra Comune di Fossa e Direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio gli scavi andranno avanti per almeno altri 2 anni in un’area già di proprietà pubblica ma non si esclude che in futuro possano essere acquisiti pure altri terreni vicini dove è certo che ci siano altre antiche tombe. Il Comune di Fossa ha contribuito anche economicamente (circa 5.000 euro) alla recente campagna di scavi. È stato infatti necessario affidare a una ditta lo scavo più in superficie. Il lavoro “delicato” intorno alle tombe è stato naturalmente effettuato a mano dagli archeologi. Nella delibera di spesa il Comune di Fossa ricorda che “la Necropoli vestina rinvenuta all'inizio degli anni Novanta nella piana alluvionale nella zona compresa tra le località Casale e Cave di Pietra, non è solo una delle realtà archeologiche più importanti del territorio aquilano, ma anche un’evidenza culturale di risonanza nazionale e internazionale, grazie alle peculiarità delle sepolture in essa contenute e alla ricchezza dei corredi rinvenuti al loro interno. L’amministrazione ha intenzione di continuare la valorizzazione di questo importante sito archeologico, mediante campagne di scavo per l’ampliamento e lo studio dell’area tenuto anche conto della richiesta, da parte della Direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio, di ricerche e scavi per l’ampliamento delle indagini all’interno della Necropoli per il triennio 2020/2022”. Il Comune ha messo a disposizione degli archeologi un alloggio di sua proprietà e ha “fornito generi alimentari per il vitto del personale stesso”.
LA STORIA. La necropoli di Fossa si fa risalire alla prima popolazione residente nell’area, che è stata quella dei Vestini, e in particolare su Monte Cerro, sul quale ci sono resti di una cinta fortificata di un villaggio risalente tra il IX e l’VIII secolo avanti Cristo. Successivamente, lo sviluppo di Aveia (l’attuale Fossa) in epoca romana ne ha continuato l’utilizzo fino a circa il primo secolo a.C. La sua scoperta è avvenuta in maniera casuale nel 1992 durante gli scavi per la costruzione di un capannone industriale ed è stata studiata in particolare dal professor Vincenzo D’Ercole. L’area sottoposta a campagne di scavo è per ora di quasi 5.000 metri quadrati con centinaia di tombe di tipi differenti (tumuli, fosse, tombe a camera e sepolture infantili in coppi di laterizi) risalenti a tre differenti periodi storici. La particolarità del sito, detto anche “la piccola Stonehenge d’Abruzzo” sono i tumuli maschili circondati da menhir di altezza decrescente. Molti gli oggetti di uso quotidiano ritrovati nel corredo funebre, come rasoi in bronzo di forma rettangolare e armi in ferro, che testimoniano la credenza in un aldilà in cui il defunto ne avrebbe avuto di nuovo bisogno. Nelle tombe femminili sono stati rinvenuti preziosi ornamenti in ambra, ferro e pasta vitrea. (g.p.)