La nuova Presafer rilevata dalla ditta Celi

Nell’azienda del ferro impiegati sei operai, ma il numero è destinato ad aumentare in tempi brevi
AVEZZANO. Rilevata la Nuova Presafer e riassunti i primi dipendenti. Si apre una nuova stagione per la storica azienda marsicana che produce ferro sagomato. A riaccendere le luci dello stabilimento del nucleo industriale è stato il gruppo Celi Calcestruzzi spa che ha deciso di intraprendere questa nuova sfida. Tra i leader in Abruzzo nel campo dell’edilizia e dei prefabbricati, i Celi hanno già riattivato la produzione assumendo le prime sei maestranze tra tecnici e operai specializzati, contando a breve di incrementare il personale non appena tutto il sistema entrerà a pieno regime.
La Celi è una delle aziende più antiche del territorio, basti pensare che l’inizio della sua attività risale all’immediato dopoguerra quando Salvatore Celi, già cavaliere del lavoro, iniziò a operare nel settore dell’estrazione e della lavorazione degli inerti. Ora questa nuova avventura nel settore metallurgico che dà anche respiro al territorio marsicano e a un nucleo industriale drammaticamente colpito dalla crisi economica. «È un segnale positivo», hanno commentato i fratelli Sergio e Gianfranco Celi, «una piccola nota positiva che fa ben sperare per il futuro. Sono già al lavoro da qualche giorno sei operai e contiamo a breve di aumentare il personale non appena tutto il sistema entrerà a regime». La Nuova Presafer, storica azienda della famiglia Lombardi, era finita nella morsa della crisi negli ultimi anni a causa della difficile situazione in cui verteva tutto il settore del ferro in Italia.
Affiancata alla Presider, l’azienda è stata da sempre un punto di riferimento per la vendita e la trasformazione del ferro tondo per cemento armato. Grazie alle maestranze specializzate dell’azienda e alla forza del gruppo Celi, ora l’azienda potrà ricominciare a camminare e ambire a raggiungere nuovi importati obiettivi.
Il rilevamento della Nuova Presafer è una boccata d’ossigeno per il settore industriale alle prese negli ultimi anni sia nella Marsica, sia in Abruzzo, con chiusure e vertenze. Molte, infatti, sono le fabbriche che hanno chiuso i cancelli di recente l’ultima in ordine di tempo è stata la Vesuvius dove 83 dipendenti nel giro di sei mesi sono passati da un lavoro sicuro che durava da anni alle lettere di licenziamento e alla successiva mobilità. La multinazionale, che produce piastre per altiforni, ha deciso di chiudere e delocalizzare tutta la sua produzione nell’Europa dell’Est lasciando a casa tutti i dipendenti.
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