L’Aquila

La pausa pranzo con la cocaina: «Serve per arrivare fino a sera». Lo spaccio via chat all’Aquila

1 Giugno 2026

Il maxi blitz anti-droga: le carte dell’inchiesta. Nelle chat lo spaccio a domicilio: operai, infermiera, un collaboratore scolastico e anche un militare. Le consegne persino nei cantieri della ricostruzione con corrieri pronti e automobili prese a noleggio

L’AQUILA. «Mi hanno fatto il bonifico oggi e domani mattina ce l’ho». «Parola d’onore». «Giuro sulla tomba di mio padre». E ancora: «Ne ho proprio bisogno, mia figlia ha fatto un incidente, aiutami». È il linguaggio quotidiano che scorre nelle migliaia di chat finite agli atti dell’inchiesta “Coca Delivery”, con contatti che arrivano anche alle 3 di notte. E c’è subito un “galoppino” pronto a consegnare. Ma il clou è soprattutto tra mezzogiorno e l’una, quando l’esercito degli operai impegnati nei cantieri della ricostruzione si ferma per la pausa pranzo e, secondo quanto emerge dalle indagini, più di qualcuno cerca una dose per arrivare a sera. «Sono qua». «Arriva». «Sì dai, sto uscendo». Bastano pochi secondi per organizzare una consegna. Dalle carte emerge un mondo di consumatori che attraversa professioni e categorie diverse: operai, un’infermiera, un collaboratore scolastico, un dipendente dell’Inps, artigiani e perfino un militare dell’Esercito. Tutti consumatori che hanno alimentato un mercato capace di garantire centinaia di cessioni e di tenere in piedi gli affari delle tre organizzazioni albanesi finite nel mirino dei carabinieri, che hanno condotto un’indagine accuratissima coordinata dalla Direzione distrettuale Antimafia, diretta dal procuratore Alberto Sgambati. La dimensione del fenomeno si intuisce anche da un altro elemento: la logistica. Nelle carte compaiono fatture per noleggi di auto da 50 fino a 120 euro al giorno, con conti finali che arrivano a 750 o 900 euro a fattura. E poi i lunghi viaggi per rifornirsi di cocaina: Firenze, Prato, Roma, L’Aquila, Trieste. E ancora Firenze, Arezzo, Rieti e di nuovo il capoluogo abruzzese. Un flusso continuo.

PAUSA «Un regalo?». «No zi, non si fa». «Eppure vengo tutti i giorni..., domani ti sistemo». Tra gli episodi ricostruiti dagli investigatori c’è quello di decine di operai impegnati in un cantiere della ricostruzione. La ricostruzione standard è quella che avviene all’ora della pausa pranzo. Il contatto parte da WhatsApp alle 12.03, utilizzando un numero salvato in rubrica sotto un nome di fantasia e accompagnato dal logo della serie “La Casa di Carta”. La richiesta è pressante. «Arriva». «Ok». «Ziiiii». Segue l’immagine dell’auto. Appuntamento concluso. Lo scambio avviene in un parcheggio. Lo spacciatore arriva a bordo di un’auto blu. Quaranta euro passano dal finestrino dell’utilitaria alla mano del corriere, la dose compie il percorso inverso. Pochi minuti dopo i due operai si dirigono verso un supermercato per comprare un panino prima di tornare al lavoro. Una scena ordinaria che nelle carte dell’inchiesta diventa il simbolo di uno spaccio ormai inserito nella routine.

L’INFERMIERA «Dove ci vediamo?». «A casa mia». «Dai, fai il serio». «Non ti arrabbiare». «Sto in ospedale ma devo andare a ritirare». «Arrivo». È una delle conversazioni intercettate dagli investigatori. Tra i clienti figura infatti anche un’infermiera del San Salvatore. Sentita dai carabinieri, ha raccontato di fare un uso sporadico di cocaina da circa tre anni e di essersi rivolta negli ultimi mesi a uno dei numeri riconducibili agli spacciatori per acquistare le dosi.

Nelle dichiarazioni raccolte compaiono anche un collaboratore scolastico e un militare dell’Esercito. Quest’ultimo ha riferito di utilizzare un contatto WhatsApp salvato sotto un nome di fantasia accompagnato dall’immagine di alcuni fulmini. Un sistema che ritorna spesso nelle carte: numeri registrati con soprannomi, loghi facilmente riconoscibili e messaggi brevi per ridurre al minimo i rischi.

In altre chat emerge anche la preoccupazione per i controlli: «Ho cambiato strada cinque volte, è pieno di posti di blocco», scrive uno degli interlocutori. In un’altra conversazione un cliente chiede uno sconto. La risposta è secca: «Un regalo? No zi, non si fa. E non me lo dire più, non sto qui a fare madre Teresa». Ricostruzioni di un mercato consolidato, dove la cocaina si ordinava con la stessa immediatezza di una consegna a domicilio e dove, secondo gli atti dell’inchiesta, la vera forza delle organizzazioni non era soltanto la capacità di rifornirsi, ma quella di contare su una domanda costante e quotidiana proveniente da ogni angolo della città e da ogni categoria professionale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA