La Perdonanza bene dell’Unesco L’Aquila attende il verdetto

L’organo di valutazione deciderà tra il 9 e il 14 dicembre se l’evento sarà Patrimonio dell’Umanità Per l’Italia sono candidati come beni immateriali anche la Transumanza e l’Alpinismo
L’AQUILA. Fra il 9 e il 14 dicembre prossimi sapremo se la Perdonanza celestiniana sarà iscritta fra i beni immateriali dell'Unesco. La scelta avverrà a Bogotà in Colombia, paese che in questi giorni sta vivendo forti tensioni sociali. Fra coloro che hanno seguito l'iter della candidatura c'è grande ottimismo.
Comunque andrà, il giorno in cui sarà resa nota la “sentenza” dovrà essere “segnato” nel grande libro della storia cittadina. Se sarà un no (che al momento appare improbabile e persino difficilmente giustificabile) la Perdonanza rischierà di finire nell'elenco delle festicciole paesane, buone per la vanità degli “sfilatori” di professione e per l'immagine degli amministratori locali sempre pronti a “benedire” la folla lungo le strade della “rinascente” città per fare empatia e strappare qualche voto in più. Se sarà un sì (e ce ne sono tutte le condizioni) forse già a partire dalla prossima edizione vedremo una Perdonanza più legata ai valori di fondo del secolare evento “rinato” nel 1983 grazie alla lungimiranza dell'allora sindaco Tullio De Rubeis.
Per capire meglio ciò che l'Unesco andrà a “iscrivere” è necessario dare uno sguardo al sito internet ufficiale dell'Organo di valutazione del Comitato intergovernativo di salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, nel quale c'è l'elenco delle candidature 2019 con allegate le motivazioni che sostengono tali candidature. Per l'Italia oltre alla Perdonanza sono in corsa anche la Transumanza e l'Alpinismo (temi anche questi non certo estranei all'Aquila). Partiamo dalle cose più note. Nel documento Unesco vengono messi in rilievo due momenti della Perdonanza: il percorso della Fiaccola dal monte Morrone (nei pressi di Sulmona dove c'è l'eremo di frate Pietro Angelerio, poi Celestino V) all'Aquila e il corteo storico con i suoi “personaggi” principali (Dama della Bolla, Giovin Signore e Dama della Croce). L'apertura della Porta Santa viene invece ricompresa “genericamente” fra i riti religiosi che si svolgono nel corso dell'evento. Nel documento viene subito chiarito che la Perdonanza «si ispira a una storica bolla pontificia emessa da papa Celestino V per favorire la pacificazione _ o la collaborazione _ tra le popolazioni locali».
Il fuoco del Morrone, che illumina nel suo percorso città e villaggi e fa incontrare popolazioni, istituzioni e autorità religiose «trasmette un forte senso di continuità e identità culturale per l'intera comunità». I personaggi principali del Corteo «simboleggiano i valori tradizionali della celebrazione: ospitalità, solidarietà e pace». La parola comunità è ripetuta spessissimo ed è associata quasi sempre a un'altra parola chiave: partecipazione. La Perdonanza quindi è “manifestazione” di popolo che va al di là del “semplice” rito religioso e cioè l'apertura della Porta Santa e la possibilità che viene data a “pentiti e confessati” di lucrare l'Indulgenza. «La festa della Perdonanza» si legge ancora nel documento «è un simbolo di riconciliazione, coesione sociale e integrazione. Riflette la volontà di perdono tra le comunità locali, promuove valori come la condivisione, l'ospitalità e la fratellanza. Inoltre rafforza le relazioni comunicative e intergenerazionali creando forti legami di amicizia e culturali. La Perdonanza è in grado di mobilitare una comunità di uomini e donne di tutte le età e tutte le provenienze. Promuove inoltre la diversità culturale coinvolgendo le comunità di immigrati e stimolando la creatività umana includendo diversi tipi di espressioni artistiche». Insomma “L'Aquila città aperta” senza mura né fisiche né immaginarie, inclusiva e tollerante. E questa sarà, anche per l'attuale amministrazione civica, la prima vera sfida da affrontare una volta arrivato il sì dell'Unesco. La seconda sarà forse quella di fare ciò di cui si parla da decenni: una Fondazione (con il Comune, altri enti pubblici e perché no anche privati) che sottragga l'organizzazione agli umori del sindaco e dei politici di turno, che eviti cambiamenti repentini e innovazioni estemporanee, che dia certezze economiche e che soprattutto eviti le figuracce che negli anni hanno caratterizzato alcune gestioni su cui è meglio stendere un velo pietoso.
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