«La piastra 17 è pericolosa e il Comune non risponde»

Un assegnatario: «Ho provveduto da solo a reperire un’altra sistemazione I balconi pericolanti non sono il problema principale a Cese di Preturo»
L’AQUILA. «La piastra 17 del Progetto Case di Cese di Preturo dev’essere sgombrata. Altrimenti non si capisce perché il Comune sta facendo abbattere i balconi che, secondo l’ente e le verifiche che sono state fatte, sarebbero pericolanti e, quindi, pericolosi. Ma la piastra 17 dev’essere sgombrata soprattutto perché le fondamenta in legno stanno marcendo e il bagno nel mio alloggio si è abbassato di alcuni centimetri».
Per questo motivo Sandro Di Prospero, uno degli assegnatari degli alloggi della piastra 17 a Cese di Preturo, da diverse notti non dorme più nell’alloggio antisismico. «Sono stato costretto a provvedere per conto mio, almeno per essere tranquillo la notte», afferma Di Prospero. Che ieri mattina ha presentato una ennesima istanza al settore Politiche sociali del Comune, intanto per chiedere «informazioni circa le mie istanze presentate il 13 novembre e il 20 novembre scorsi, in quanto, a tutt’oggi, non sono stato interpellato da alcun funzionario, né tanto meno, ricevuto risposta scritta». Di Prospero ha presentato l’istanza alle Politiche sociali anche «per informarvi che, a causa delle vicende accadute e riportate nelle istanze precedenti, ho dovuto provvedere autonomamente a reperire un’altra sistemazione. Pertanto per effetto del cosiddetto sinallagma (nesso di reciprocità in un contratto), chiedo di poter sospendere le debenze dovute, finché non potrò usufruire nuovamente dell’alloggio assegnatomi nel sito del Progetto Case di Cese di Preturo, fornito di agibilità e abitabilità». Nel frattempo, sotto ai balconi ritenuti pericolanti, «dove comunque passano persone e ci sono bambini a giocare», sono nati anche dei piccoli “orti urbani”.
«Si tratta di una situazione anomala», spiega Di Prospero, «e che il Comune sta trascurando, perché il problema vero non è quello dei balconi, ma delle case che stanno marcendo».(v.p.)
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