La proposta a Sulmona: "Se maternità chiude non chiamate i vostri figli Luciano"

L'iniziativa provocatoria arriva dal movimento 5 Stelle. "Dal presidente della Regione solo chiacchiere, qui bisogna fare 70 chilometri per partorire"
SULMONA. Bandire il nome Luciano dal libro dei nomi del Centro Abruzzo. La battaglia in difesa del punto nascita sulmonese si combatte a più livelli e senza esclusione di colpi. Nemmeno quelli scagliati contro il nome proprio del presidente della Regione, D'Alfonso. Così gli attivisti 5 Stelle, delusi dal consiglio regionale in cui la risoluzione della maggioranza sui punti nascita in chiusura è sparita, lanciano la proposta-provocazione alle mamme peligne.
«Sul punto nascita continuiamo a sentire solo chiacchiere, mentre le neo mamme si faranno 70 chilometri per andare a partorire e nessuna di loro, speriamo, chiamerà suo figlio Luciano», intervengono le portavoce 5 Stelle, Gabriella Di Girolamo e Daniela Frittella, dopo aver incontrato all’Aquila il governatore D’Alfonso a fine seduta. In consiglio doveva essere presentata una risoluzione sui punti nascita in chiusura di Sulmona, Atri, Ortona e Penne, su cui la maggioranza ha deciso alla fine di soprassedere.
«Dopo ore di discussione», riferiscono Di Girolamo e Frittella, «in attesa dell'arrivo della risoluzione che ci avrebbe stupito con effetti speciali, visti gli annunci della maggioranza, ci aspettavamo una bomba di provvedimento concertato con fior di sindaci e consiglieri. E invece, incredibilmente, nemmeno l'ombra di risoluzioni. Niente scherzi, ci dicevamo, siamo venuti per quello. Ma il consiglio si è chiuso e noi abbiamo deciso di incontrare di persona D’Alfonso, che con la sua solita cortesia e le sue parole vuote, non ha risposto a nessuna delle nostre domande». Il riferimento dei pentastellati è all’incontro col ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, fissato per lunedì alle 17,30, nel Comune di Sulmona. Mobilitati i sindaci del territorio, con Peppino Ranalli in testa, e il consigliere regionale di maggioranza Andrea Gerosolimo. «Siamo già al lavoro per continuare la battaglia in difesa del punto nascita di Sulmona», fanno sapere i due all’unisono, «Riuniremo i sindaci del territorio, i sindacati, le associazioni di categoria e tutti i soggetti interessati per documentare ancora meglio la particolare situazione orografica e gli standard di sicurezza connessi all’ospedale di Sulmona per far valere le nostre ragioni». Per Ranalli è la questione orografica che deve essere posta al centro della questione, con i paesi del Centro Abruzzo distanti troppi chilometri dagli ospedali regionali. Gridano, invece, allo scandalo i rappresentanti locali del centrodestra.
«A Prezza avevamo già smascherato Luciano D'Alfonso a poche ore dal consiglio regionale farsa», incalza Luigi La Civita (FI), «un nulla di fatto, rimandando a un colloquio con il ministro Lorenzin il futuro del punto nascita». Intanto, prosegue il presidio permanente davanti l'ospedale in difesa del reparto al terzo piano dell'ala vecchia, organizzato da Cgil, Cisl, Uil e Nursind. Lunedì, con l'avvio della protesta, si è tenuto un corteo con tanto di cerimonia funebre sul cantiere deserto del nuovo ospedale. Nel frattempo, Claudio Incorvati, segretario provinciale Fials, ha annunciato un ricorso al Tar contro il decreto 10 sulla chiusura di 4 Maternità abruzzesi.
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