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La proposta di Verrecchia: tornare alla Forestale per fermare la piaga degli incendi

11 Agosto 2026

L’appello del capogruppo FdI in Consiglio regionale: «È il momento di ripensare il sistema di tutela. Alla luce delle nuove emergenze, è legittimo chiedersi se quel risparmio ha prodotto i benefici attesi»

L’AQUILA

Il clima cambia. Gli incendi aumentano (come dimostrano anche i recenti episodi nell’Aquilano e nel Teramano, con decine di ettari di vegetazione andate in cenere). I controlli scarseggiano. Arriva da queste considerazioni l’appello di Massimo Verrecchia, capogruppo FdI in consiglio regionale, ai parlamentari abruzzesi affinché si arrivi al ripristino del Corpo forestale dello Stato, accorpato all’Arma dei carabinieri nel 2016, in seguito alla legge di riforma della Pubblica amministrazione.

Verrecchia, perché questa proposta?

«Perché è il momento di ripensare il sistema di tutela forestale, con quello che accade...».

A che cosa si riferisce?

«Partirei dai cambiamenti climatici che stanno rendendo gli incendi boschivi sempre più frequenti, estesi e complessi. Per questo è arrivato il momento di avviare una riflessione seria, pragmatica e priva di pregiudizi sul sistema di tutela del nostro patrimonio forestale e ambientale».

Come intende muoversi?

«Inviterei i colleghi del consiglio regionale e gli esponenti parlamentari ad aprire un confronto istituzionale sulla possibilità di recuperare, in forme adeguate ai tempi, la specializzazione che per decenni ha caratterizzato il Corpo forestale dello Stato».

Ma sono dieci anni che è stato abolito...

«Sì, ma i tempi sono cambiati. Nel 2016 la scelta di assorbire il Corpo forestale nell’Arma dei carabinieri rispondeva a esigenze di razionalizzazione della pubblica amministrazione, contenimento della spesa e semplificazione organizzativa».

Questo l’obiettivo. Quindi?

«Alla luce delle nuove emergenze ambientali, è legittimo chiedersi se quella decisione abbia prodotto tutti i benefici attesi oppure se sia opportuno valutare nuovi modelli organizzativi capaci di rafforzare la prevenzione e la tutela del territorio. Il Corpo forestale dello Stato rappresentava un patrimonio unico di competenze tecniche, esperienza operativa e conoscenza del territorio nella prevenzione degli incendi, nella gestione forestale, nella tutela della biodiversità e nella difesa dell’ambiente. Una specializzazione che, di fronte alle nuove sfide climatiche, merita di essere nuovamente valorizzata».

Ma non crede che questa sua riflessione metta in discussione il lavoro svolto dagli uomini e dalle donne impegnati ogni giorno nelle emergenze? Anche qui da noi?

«Assolutamente no. L’Arma dei carabinieri, i vigili del fuoco, la Protezione civile, il volontariato organizzato, gli enti locali e tutti gli operatori del sistema antincendio meritano la gratitudine delle istituzioni e dei cittadini per la professionalità, il coraggio e il senso del dovere che dimostrano quotidianamente. Proprio nel rispetto del loro straordinario impegno dobbiamo chiederci se il sistema possa essere ulteriormente rafforzato, investendo soprattutto nella prevenzione, che oggi rappresenta la vera sfida. Non soltanto per noi italiani, ma per l’Europa intera. Gli incendi boschivi sono ormai una delle principali emergenze ambientali del continente».

Il suo appello è quindi rivolto anche agli europarlamentari?

«Perché no. È auspicabile che anche l’Unione Europea promuova una nuova stagione di politiche comuni dedicate alla prevenzione, alla gestione forestale e alla valorizzazione delle professionalità altamente specializzate, sostenendo investimenti, formazione e cooperazione tra gli Stati membri. Ci sono esempi virtuosi».

Spieghi.

«In Spagna, per esempio, dove capre e pecore vengono impiegate per contrastare gli incendi: la Spagna sfrutta il loro appetito per proteggere la Catalogna. Si potrebbe cominciare dando incentivi agli allevatori, investendo nel settore agropastorale. E noi come Abruzzo possiamo dare l’esempio».

Ma così rischiamo di dover ripensare un intero sistema.

«Dico solo che l’Abruzzo va difeso, siamo una delle regioni italiane con il più alto patrimonio naturalistico e forestale. Difenderlo significa investire nelle competenze, nella prevenzione e nella presenza costante sul territorio. Le istituzioni devono avere il coraggio di interrogarsi sulle proprie scelte e, quando il contesto cambia, anche di riconsiderarle».

Smentiamo il passato?

«Non è una smentita, ma un atto di responsabilità verso le generazioni future e verso la tutela del nostro ambiente».