La protesta degli inquilini sfrattati: «Da qui non vogliamo andarcene»

18 Agosto 2021

Viaggio tra le 170 famiglie di Sassa, devono lasciare gli alloggi per far posto alla Scuola dei vigili del fuoco «È un dolore, abbiamo formato una comunità che verrà dispersa». Incertezza sulle future destinazioni

L’AQUILA . «Non ce ve vogliamo andare da Sassa Nsi. Qui abbiamo casa, gli amici, qui c’è una comunità». Le lettere di sfratto per i 170 inquilini del progetto Case sono arrivate poco prima di Ferragosto. Un fulmine a ciel sereno per i terremotati 2009 che, in attesa di vedere la ricostruzione delle proprie abitazioni, si sono trovati a vivere in uno dei 4.449 appartamenti temporanei realizzati dopo il sisma. Uno sfratto che servirà a liberare gli alloggi per far posto fino a 750 allievi della Scuola nazionale dei vigili del Fuoco.
L’ASSEMBLEA. Per oggi alle 18 è convocato un incontro con i residenti nel centro ricreativo a margine del quartiere. Uno spazio con un campo di bocce, le staccionate dipinte e coltivazioni di pomodori: un centro che è diventato ritrovo per i cittadini della zona, ma dove tornano spesso anche moltissimi ex residenti, che hanno vissuto il dramma del terremoto e hanno abitato per anni nella case temporanee. Sono loro a raccontare di una comunità che rischia di essere dispersa.
L’INCERTEZZA. Alberico Anteo si muove a bordo di un piccolo mezzo elettrico: ha ricevuto la lettera di sfratto da una settimana. «Mia moglie è dovuta correre al Comune per capire dove ci manderanno», racconta, «le hanno promesso che ci daranno una sistemazione adeguata alle mie condizioni, ma non so dove». Per molti il trasloco improvviso è quasi un secondo terremoto. Bisogna raccogliere “armi e bagagli" e ricominciare una nuova vita da qualche altra parte. I mobili ovviamente restano negli appartamenti, ma tutto il resto lo dovranno spostare gli inquilini con le proprie forze. «Ci hanno detto che ci risarciranno solo le spese per le utenze», ricorda Alberico. Antonio Ciarrocca ci pensa su, sta cercando le parole adeguate. Alla fine usa un’espressione che agli altri appare troppo delicata. «Sono stati indelicati perché l’avviso poco prima di Ferragosto è difficile da digerire».
LA RICONOSCENZA. Ma gli sfratti servono per la Scuola dei vigili del fuoco e questa prospettiva placa almeno in parte gli animi. Nessuno dimentica il grande lavoro dei pompieri nel dopo terremoto. È questo debito di riconoscenza non si può ignorare. «Se serve ai vigili del fuoco è una cosa buona», dice Antonio, «cedendo gli appartamenti il Comune si toglie una brutta gatta da pelare, ma qui sto bene e mi dispiace tantissimo andarmene. Se questa cosa può aiutare la società il sacrificio lo faccio». Luciano Rosso è appena rientrato dal lavoro. È lui che ha dipinto le staccionate del circolo e non ha molta voglia di parlare. Anche per lui parla Marino Perazza, ex poliziotto, volto conosciutissimo in città. «Te lo dico io. Qui ci sono persone di 70 anni, come Luciano. C'è una piccola comunità che si è trovata dopo il sisma. Siamo rimasti amici nonostante qualcuno sia tornato nella propria casa. Qui c'è tutta brava gente che merita rispetto».
LA SPERANZA. In molti sperano che non vada perduto il piccolo spazio che i residenti si sono ritagliati e che ogni giorno accoglie decine di persone. Mario Massimo Guetti ha abitato a Sassa Nsi per sei anni e ogni giorno torna per gli amici. «Dopo il sisma ci avevano promesso un luogo dove ritrovarci, con un campo di bocce. Ma non se ne è fatto niente». Bruno Lucci ha abitato qui fino a pochi mesi fa. «È triste, ma temo che non possiamo fare nulla per impedire che questa comunità si perda».
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