La protesta dei 500 invade la città

Chiuso l’Auditorium del Castello: troppo piccolo per l’assemblea. Gli studenti sfilano per il corso e vanno al Parco del Sole
L’AQUILA. È il primo vero “spettacolo” ospitato dall’Amphisculpture dell’artista statunitense Beverly Pepper, inaugurato da poco più di un mese.
Oltre cinquecento studenti del Liceo Cotugno, sotto il sole caldo e il cielo terso dei primi giorni d’autunno, sferzati però da un vento gelido, seduti sui gradoni dell’anfiteatro al centro del Parco del Sole, con alle spalle la basilica di Santa Maria di Collemaggio, ieri mattina, si sono riuniti per dare vita alla prima assemblea d’istituto straordinaria, che doveva tenersi all’Auditorium del Parco del Castello, ma che il Comune all’ultimo momento non ha più concesso per motivi di sicurezza pubblica: l’auditorium può contenere non più di 200 persone. Così la carica dei cinquecento del Cotugno ha trovato le porte sbarrate e si è riversata lungo corso Vittorio Emanuele, per un corteo ordinato, fino al Parco del Sole, in attesa dell’ok del Comune per quell’area.
Un’assemblea che, quindi, si è trasformata subito in una manifestazione di protesta, anche se ordinata e silenziosa, con l’obiettivo di riportare sotto la luce dei riflettori la situazione della scuola, divisa in cinque sedi, senza un’aula magna, né spazi sufficienti per l’educazione fisica e per iniziative culturali. «Oggi abbiamo vinto, siamo stati finalmente un'unica popolazione studentesca e continueremo a esserlo nonostante le divisioni. Noi siamo pronti a fare scuola», ha commentato il rappresentante degli studenti, Tommaso Cotellessa, al termine dell’incontro.
ORE 8.10, AUDITORIUM. L’assemblea straordinaria è stata richiesta nei giorni scorsi dai rappresentanti degli studenti (Tommaso Cotellessa, Sara Ramzi e Luigi Colagrande) alla preside, Serenella Ottaviano, ma non è stata autorizzata per mancanza di spazi idonei. La scuola, attualmente divisa su cinque sedi, dopo la chiusura dell’edificio di Pettino da parte della sentenza del Tar dello scorso luglio, non ha più un’aula magna per permettere il sereno svolgimento di quello che è, a tutti gli effetti, un diritto degli studenti. Per questo, i rappresentanti d’Istituto hanno deciso di rivolgersi alle istituzioni con una lettera indirizzata al sindaco, Pierluigi Biondi, al presidente della Provincia, Angelo Caruso, e alla Regione. La risposta è arrivata da parte del Comune, che ha messo a disposizione l’Auditorium del Parco. Lì davanti avevano appuntamento i ragazzi ieri mattina alle 8.10.
PORTE CHIUSE. Gli studenti e gli agenti della Digos, presenti per monitorare la situazione, hanno però trovato le porte dell’auditorium sbarrate. «Dopo qualche minuto è arrivato il vice sindaco, Guido Liris, ad assicurarci l’apertura della struttura», spiega Cotellessa, «è ci ha fatto i complimenti per la partecipazione degli studenti». Nessuno, probabilmente, si aspettava che oltre cinquecento ragazzi sarebbero intervenuti all’assemblea straordinaria: un numero troppo alto per essere ospitati nella struttura firmata dall’archistar Renzo Piano.
Il CORTEO. I ragazzi hanno perciò deciso di spostarsi in un luogo più ampio e, insieme al vice sindaco, hanno optato per il Parco del Sole. «Abbiamo voluto raggiungere con un corteo improvvisato uno dei luoghi più simbolici della città», continua Cotellessa, «in modo ordinato e rispettoso, sempre scortati dalla Digos. Siamo passati sui marciapiedi senza creare intralci al traffico».
SIT-IN. Accompagnati da qualche coro (“Vergogna, vergogna, vergogna”; “Come mai col Cotugno non vincete mai?”) – Liris non faceva più parte del gruppo – e dalla voglia di far sentire la propria voce, i ragazzi hanno poi raggiunto Palazzo Fibbioni, sede del Comune, dove si sono fermati per un breve sit-in.
COLLEMAGGIO. Il corteo è poi ripartito alla volta di Collemaggio, i ragazzi si sono disposti sui gradoni dell’anfiteatro e hanno dato il via all’assemblea.
I PROBLEMI. Al termine dell’incontro, dopo avere sviscerato di nuovo vecchi problemi, gli studenti si sono dati appuntamento questa volta al d’Aosta – con l’accordo dei presidi – per organizzare, prima di Natale, una grande manifestazione di protesta.
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