La rettrice: «L’Ateneo ha vinto la sfida»

Bilancio di Inverardi a fine mandato: puntando sulla qualità dell’Università gli iscritti sono in aumento e calano gli inattivi
L’AQUILA. È il volto tirato di chi saluta per l’ultima volta, ma anche soddisfatto per i risultati raggiunti, quello della rettrice Paola Inverardi, che ieri ha aperto l’anno accademico 2018/19, alla presenza del presidente della Conferenza dei rettori italiani, Gaetano Manfredi, e dell’ex vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini. Nei suoi occhi la sicurezza di chi, alla fine del mandato, nonostante le tante critiche e le difficoltà di una città alle prese con la ricostruzione post-terremoto, dove nel 2009 hanno perso la vita 55 studenti fuorisede («Questo ha cambiato il nostro senso di fare Università»), sa di aver indirizzato l’Ateneo per la strada che si era prefissata: «Su tutto avevamo un imperativo: bisognava coniugare il desiderio di un Ateneo che proiettasse la città nel futuro, con la qualità, la qualità della ricerca e della formazione. Qualità non è una brutta parola, qualità è qualità, non è eccellenza». Difende ancora una volta il suo modello di Università, un modello criticato da più parti, come tentativo di trasformare l’Ateneo aquilano in un Ateneo d’élite, un modello che si è tradotto anche nella reintroduzione delle tasse e nell’attivazione di numerosi corsi a numero chiuso. Un modello che la rettrice, forte anche dell’incremento delle iscrizioni e dei tanti risultati raggiunti, sembra mostrare come una medaglia.
PAURE. «Ci siamo scontrati con un po’ di falsi miti e di paure, è normale. La paura che, se noi avessimo deciso, come poi abbiamo fatto, di rientrare nel sistema, accettando la sfida, se avessimo rinunciato a un numero di studenti che non potevamo sostenere, non ce l’avremmo mai potuta fare. Ma siamo ancora qui», dice col sorriso. «Il 2018 è il primo anno in cui siamo veramente uguali agli altri, senza sostegni».
ISCRITTI. Miti ormai sfatati, secondo la Inverardi, se si guarda ai positivi dati sulle immatricolazioni: «Il 2015/2016 è stato il nostro anno zero, in cui siamo arrivati al livello minimo di iscritti. Da quell’anno abbiamo cominciato a crescere». Nel 2015, infatti, l’Ateneo poteva contare su 4.629 immatricolati, che oggi sono 6.570. Dati che fanno ben sperare anche per il futuro: se nel 2009, infatti, gli iscritti all’Ateneo dell’Aquila erano 24.757, oggi sono 19.314, in aumento rispetto ai 18.837 dell’anno scorso.
INATTIVI. Ma i numeri che più piacciono alla rettrice sono altri: «Gli studenti inattivi, che si immatricolano al primo anno, ma non fanno esami, è sceso. Invece è enormemente cresciuto il livello di studenti che fanno molti crediti. Non serve guardare, come ho provato per cinque anni inutilmente a dire, quanti ne entrano, ma quanti ne escono».
SPAZI. Lo definisce «uno dei problemi del mandato», quello delle strutture dell’Ateneo. Ma anche in questo caso non mancano le buone notizie: «A dicembre 2017 è stato approvato il nostro piano triennale dal Cipe e abbiamo avuto complessivamente 112 milioni». Poi il ritorno, da un mese e mezzo, a Palazzo Camponeschi, nel cuore del centro storico ancora in ricostruzione e il prossimo ritorno a Palazzo Ciavoli Cortelli, «dove c’è un problema di accesso, che ci auguriamo di risolvere. È pronto da un anno e mezzo».
ORGANICO. Infine, le note dolenti: «Ancora quest’anno siamo diminuiti, sia a livello di docenti che di personale tecnico amministrativo: intanto si è alzata l’età media. Non è una bella cosa per il Paese.»
LA MANO. La rettrice ha chiuso il suo intervento con un’immagine della “Street Science Running”, la corsa non competitiva realizzata in occasione della Notte dei ricercatori, in cui lei e una studentessa hanno tagliato insieme il traguardo: «Questa ragazza mi è stata davanti per 15 chilometri. Alla fine, nella salita più dura, camminava, avrei potuto sorpassarla. Ci siamo date la mano e lei ha ripreso a correre. È lei che deve andare avanti e noi dietro, sperando di darle una spinta, di esserle sempre accanto. Per questa città, per il suo futuro, per il futuro dei giovani». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

