La rettrice: «Previsti appelli straordinari a tutela dei laureandi»

31 Agosto 2017

Prima misura dell’Ateneo in vista dello sciopero dei prof Luongo (ex prorettore): «Saremo in tanti a protestare»

L’AQUILA. Appelli straordinari per i laureandi. È la principale misura assunta dall'Università per far fronte alle difficoltà che si potrebbero creare a causa della mobilitazione dei prof contro il blocco degli scatti stipendiali. Sono già una cinquantina i firmatari dell'appello rivolto al presidente della Repubblica con cui si chiede di rivedere le retribuzioni.
Intanto, dalla prossima settimana, dovrebbero cominciare gli appelli e ieri si è svolto un incontro tra rappresentanti degli studenti e rettrice, Paola Inverardi, che si è dichiarata contraria allo sciopero. I docenti, però, non hanno intenzione di tornare sui loro passi. «Si tratta di una situazione aberrante», secondo Angelo Luongo, docente di Ingegneria ed ex prorettore.
LE MISURE. Tutelati soprattutto i laureandi. Per i corsi per cui è previsto un solo appello a settembre, infatti, ci sarà un recupero non prima di 14 giorni dalla data stabilita inizialmente. Verranno inoltre ampliate le sessioni d'esame di almeno due e massimo tre settimane. I Dipartimenti valuteranno eventuali deroghe per la consegna della domanda di laurea. Per i corsi che hanno due appelli, invece, sarà a discrezione del docente la decisione di recuperare o meno l'appello “saltato”.
GLI STUDENTI. «Le richieste di docenti e ricercatori sono legittime», spiega Simona Abbate, coordinatrice dell'Udu (Unione degli universitari), «il problema è che questa forma di protesta va a gravare solo sugli studenti che non sono utenti del servizio universitario, ma ne fanno parte. Con questo sciopero si rischia di creare una rottura difficilmente sanabile tra studenti e docenti. Doveva essere cercata una forma di protesta che coinvolgesse anche gli studenti».
I DOCENTI. Secondo Antonio Moretti, insegnante di Scienze «da due anni chiediamo l'adeguamento economico al ministero, ma lo Stato fa finta di nulla perché noi continuiamo a lavorare in silenzio. Certo non faremo pagare agli studenti le colpe dello Stato, ma siamo fermamente determinati a far valere i nostri diritti». Riguardo alla possibilità paventata dalla rettrice che sia lo stesso Ateneo a dover pagare gli scatti (come è stato per l'ultimo adeguamento), Moretti dice: «Non penso che i nostri scatti possano incidere sul bilancio: si finanziano progetti molto costosi e corsi di aggiornamento in Cina». A scioperare sarà anche Luongo: «Prevedo uno grande partecipazione da parte dei docenti, superiore al 10% che ha firmato la lettera. Si tratta di una situazione aberrante alla quale ci hanno portato tutti gli ultimi governi. Viene colpita una categoria. Non è stata fatta una decurtazione del reddito basata sullo stipendio: non sono stati colpiti magistrati, forze dell'ordine, alti dirigenti dello Stato, ma i docenti nel cui novero ci sono anche i ricercatori, tra i 30 e 40 anni, che si vedono decurtare dallo stipendio una media di 200 euro mensili».
©RIPRODUZIONE RISERVATA