La ricetta degli studenti: scuola meno cara per tutti
L’incontro con il capo di gabinetto del ministero in città per parlare di riforma I giovani chiedono maggiori investimenti in tecnologia e strutture più aperte
L’AQUILA. I protagonisti della prima tappa del tour di ascolto del territorio voluto dal ministero dell’Istruzione sono stati gli studenti. In occasione dell’avvio della consultazione pubblica «La buona scuola: il Miur incontra il territorio» – ieri in tre diverse regioni: Abruzzo con L’Aquila in testa, Piemonte e Trentino Alto Adige – hanno presentato con argomentazioni puntuali il loro punto di vista al capo di gabinetto del ministero Alessandro Fusacchia.
Ieri mattina è partito dunque il processo di condivisione e confronto sul rapporto «La buona scuola» (il documento con cui il governo in 136 pagine raccoglie le linee guide della riforma scolastica) voluto dal premier Matteo Renzi, tour che si dovrà concludere il 15 novembre. Poi, partirà l’iter amministrativo che trasformerà le linee guida del rapporto in legge. E L’Aquila, città terremotata che ha rischiato di perdere sedi, strutture e popolazione scolastica dopo il sisma del 2009, ha fatto da apripista. Fusacchia è stato accolto nell’aula magna del Liceo Scientifico «Bafile» dove, per l’occasione, sono confluiti i rappresentanti degli istituti scolastici di tutte le province abruzzesi.
Moro, occhiali giovanili, fisico atletico e modi di fare informali, per Fusacchia, Under 40, non è stato difficile mettersi al livello degli studenti e rispondere alle domande. La visita di Fusacchia cade nel giorno in cui il governo ha stabilito, per avviare la fase concreta di ascolto di tutte le componenti del mondo della scuola dopo l’avvio di quella on line a settembre (su www.labuonascuola.gov), sul piano di riforma del sistema scolastico italiano, che punta a eliminare, tra le tante cose, il precariato nella scuola, a ridurre la burocrazia e istituire un legame tra mondo della formazione e quello del lavoro. Un aspetto, quello della necessità di passare rapidamente dalle parole ai fatti, rimarcato ieri dal direttore dell’Ufficio scolastico regionale Ernesto Pellecchia, che insieme, tra gli altri, alla preside del Liceo Sabina Adacher e al presidente del consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio e all’assessore comunale Betty Leone, hanno accolto il capo di gabinetto del Miur per un confronto di oltre tre ore. Ad aprire la discussione dopo le presentazioni ufficiali sono stati proprio i rappresentanti delle consulte studentesche dell’Aquila e di Teramo, Yuri Di Marco e Raimondo Morra, che hanno proiettato un video che riassume le loro richieste: «Gli studenti devono avere la possibilità di legittimare la preparazione di un docente», spiega nel suo video Di Marco, studente del Liceo Scientifico Pollione di Avezzano, che ha tracciato le sue proposte per l’ampliamento del documento del Miur. «Mancano punti più precisi sul diritto allo studio, in quanto la scuola è ancora troppo costosa per le famiglie», ha spiegato. «Le biblioteche e mediateche sono inadeguate alle esigenze tecnologiche del 2014. Le scuole dovrebbero essere, poi, aperte in maniera stabile nel pomeriggio. Occorre anche potenziare l’utilizzo di Lim e computer e introdurre nozioni di economia e diritto per renderci cittadini consapevoli». L’impressione è che gli studenti abbiano voglia di partecipare alla possibilità di cambiare il sistema scolastico italiano. Dopo gli interventi dei rappresentanti dei genitori e anche degli ingegneri dell’Ufficio speciale per la ricostruzione del cratere sismico che si occupano del recupero delle scuole, il capo di gabinetto ha dato le sue risposte. «Costringeteci a realizzare questa riforma», ha detto Fusacchia, «che dev’essere il più possibile condivisa e scollegata dall’alternanza dei governi». Per quanto riguarda il corpo docente, Fusacchia ha ricordato che «nella scuola non ci sono tutti gli insegnanti che servono, ecco perché abbiamo in mente un piano assunzionale per 140mila docenti». Quanto al capitolo cattedre, ha ricordato l’anomalia del consentire di «fare supplenze annuali reiterate, quando invece potremmo immettere in ruolo quei docenti». Sull’autonomia delle scuole il capo di gabinetto del Miur ha sottolineato che «dobbiamo ampliare l’offerta formativa soprattutto in rapporto con il mondo del lavoro».
Marianna Gianforte
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