La scorta degli alpini per il ritorno a casa del presidente Marini

Cerimonia intima al cimitero con i sindaci, i militari, i compaesani Il primo cittadino Feneziani: «Ciao Franco, oggi sei tornato a casa»
SAN PIO DELLE CAMERE. «Ciao Franco, oggi sei tornato a casa». Le parole del sindaco di San Pio delle Camere, Pio Feneziani, hanno caricato di emozione l’ultimo saluto che gli amici di sempre hanno voluto dare all’ex presidente del Senato Franco Marini deceduto martedì a Roma a 87 anni. La cerimonia d’addio, prima della sepoltura, è stata semplice ma di quelle che “penetrano” il cuore e lasciano un ricordo che niente può cancellare. Tutto si è svolto davanti al piccolo cimitero di San Pio circondato da terreni coltivati a zafferano che in autunno si colorano di viola e profumano di buono. La conca naturale che fa da chioccia al pianoro è punteggiata da borghi antichi dal fascino immutato. Su tutto troneggia il maniero medioevale testimone di quasi mille anni di storia incisi dalle vite di persone che qui hanno costruito il futuro e lasciato tracce del passato. Marini era partito da San Pio quando aveva 9 anni. È stato sindacalista ai vertici della Cisl, ministro, europarlamentare, presidente del Senato ed è arrivato a un passo dalla presidenza della Repubblica.
IL SALUTO. «Noi però adesso ti vogliamo salutare», ha sottolineato il sindaco Feneziani, «non come il sindacalista o l’uomo politico ai vertici istituzionali ma come l’amico che ci veniva spesso a trovare, che faceva con noi lunghe passeggiate, giocava a bocce e se capitava ci faceva compagnia per una sbicchierata. Così ti vogliamo ricordare anche se, personalmente, non posso dimenticare che anche quando avevi ruoli di grande responsabilità non ti sei mai fatto negare al telefono, se proprio non potevi rispondere subito richiamavi e ascoltavi i nostri problemi dandoci i consigli e le dritte giuste. Alla fine la domanda era sempre la stessa: che si fa a San Pio, come state? Non ci hai mai dimenticato e noi non ti dimenticheremo, per noi sei stato come un padre». Il sindaco a margine della breve cerimonia ha annunciato che all’ex presidente del Senato sarà presto dedicata un’importante opera pubblica a memoria perenne.
L’ARRIVO. Il feretro è giunto da Roma – dove in mattinata si era svolta la cerimonia funebre – alle 14.45 persino in anticipo rispetto all’ora prevista, le 15. Ad attenderlo decine di rappresentanti di polizia, carabinieri, finanzieri. Il questore Gennaro Capoluongo ha espresso vicinanza alla famiglia. Accanto al carro funebre si sono schierati i “suoi” alpini. Avrebbero voluto essere molti di più, ma le norme anti-pandemia hanno consentito la partecipazione di non più di due rappresentanti per gruppo col vessillo. C’erano penne nere di Paganica, Fossa, Barisciano, San Demetrio, Roio, Capestrano, Ofena, L’Aquila, Camarda, Preturo (e qualcuno potrebbe anche essere sfuggito al taccuino del cronista). In testa a tutti il vessillo dell’associazione alpini d’Abruzzo con il presidente Pietro D’Alfonso che aveva partecipato ai funerali nella capitale in rappresentanza di tutti gli alpini d’Italia. Molti i sindaci che hanno voluto dare l’estremo saluto “a Franco” fra cui quelli di Navelli (Paolo Federico), Barisciano (Fabrizio D’Alessandro) e Prata D’Ansidonia (Paolo Eusani). Presenti la deputata Stefania Pezzopane e il consigliere regionale Americo Di Benedetto.
GLI ALPINI. Il parroco di San Pio, Alexander Anayochukwu Lemchi, ha pregato per qualche minuto con a fianco il figlio di Franco Marini, Davide Maurizio e la nuora. Poi c’è stato un altro momento carico di grande emozione. Antonello Di Nardo, del gruppo alpini di Barisciano, ha letto la preghiera dedicata alle penne nere che “vanno avanti”. Di Nardo, leggendo la parola “alpino”, per un lapsus ha detto “amico”. Si è corretto subito ma il “refuso” è stato più significativo di mille parole. Di Nardo ha condiviso moltissimi momenti con Marini, dai raduni alpini, alle decine di incontri anche solo per scambiare due chiacchiere o per mangiare la “pecora alla cottora” che tanto piaceva all’illustre personaggio. Il canto “Il Signore delle cime” e il silenzio d’ordinanza a molti hanno fatto scendere più di una lacrimuccia. Per tutta la cerimonia prima la nuora e poi il figlio Davide Maurizio hanno tenuto stretto forte fra le mani il cappello alpino di Marini, un po’ consunto dal tempo (da giovane è stato ufficiale delle penne nere) ma che indossava sempre e in ogni occasione con grande orgoglio. Quel cappello simbolo del legame forte dell’ex presidente del Senato con la sua terra (molto più del nomignolo “lupo marsicano” col quale veniva a volte chiamato nei palazzi romani) è stato posto sulla bara e resterà per sempre a fargli compagnia nella cappella di famiglia nel cimitero di San Pio. Chi aveva pensato a una cappella sontuosa si è dovuto ricredere. È una struttura semplice, non molto diversa da altre che sono nei pressi e forse è persino piccola visto che gli addetti alle pompe funebri hanno avuto un bel po’ da fare per posizionare la bara in modo che potesse essere collocata nello spazio immediatamente sopra a quello dove riposa la moglie, Luisa.
RICORDI. Tutti – nonostante un vento sferzante che ha quasi annullato il tepore di una giornata assolata – hanno voluto rimanere fino alla fine, quando la cappella è stata chiusa. Ognuno dei presenti aveva un ricordo bello di quell’uomo che un giorno di aprile del 2013 stava per diventare presidente della Repubblica. Ognuno dei suoi amici ha trovato in Marini un uomo capace di ascoltare , di mediare, di risolvere i problemi più che crearli. A Prata d’Ansidonia per esempio è in via di realizzazione il museo archeologico. «Tutto merito suo», dice l’ex sindaco Francesco Di Marco. Forse solo ora, dopo la sua morte, si riuscirà a capire meglio quanto di bello e di buono l’ex presidente del Senato ha lasciato nelle sue contrade. Che continueranno a colorarsi di viola e a profumare di buono.
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