La scossa diventa una mega-esercitazione

6 Febbraio 2019

Alle 9,09 i sismografi registrano un evento da 3,4 Richter. Scuole e università, scatta il piano di sgombero. Poi le lezioni riprendono

L’AQUILA. Scuole e università evacuate, genitori di corsa a riprendere i figli a scuola, tam tam sui social network. La scossa di ieri mattina è stato un buongiorno di quelli che gli aquilani non vorrebbero mai sentire. Alle 9,09 una scossa di magnitudo 3,6 (poi rimodulata in 3,4) è stata registrata dalla rete sismica dell’Ingv con epicentro a due chilometri a Sud-Est di Pizzoli e ipocentro di 10 km di profondità, tipica della gran parte della sismicità che interessa l’Appennino centrale. Una scossa senza repliche, che però ha risvegliato la paura non soltanto a Pizzoli, ma anche all’Aquila, nei centri limitrofi, da Campotosto a Tornimparte. Tutte le scuole e le facoltà universitarie hanno attivato le procedure di emergenza e di evacuazione con una temporanea sospensione delle lezioni e successivi sopralluoghi e controlli di rito. Dopo circa mezz’ora dalla scossa gli studenti sono stati fatti rientrare. Nessuna segnalazione di danni o di ferimenti è arrivata alla sala operativa del Comune, al comando dei vigili del fuoco e all’Ufficio scolastico provinciale, come ha reso noto il sindaco Pierluigi Biondi, e l’ospedale ha proseguito le sue attività. A Pizzoli sono scesi in strada anche tanti anziani e persone al lavoro, «ma non ci sono stati problemi», rassicura il sindaco Giovannino Anastasio, per il quale «le strutture pubbliche sono sicure».
L’OPINIONE DEL SISMOLOGO INGV. «Un evento sismico difficile da mettere in relazione a una faglia delle tante esistenti nell’Aquilano; da solo l’evento non ha altro significato che ricordarci che viviamo in una zona sismica», spiega il responsabile della sede aquilana dell’Ingv, Fabrizio Galadini. «La nostra realtà appenninica», sottolinea Galadini, «è costituita da una sismicità “sbriciolata”. Ricordiamo, infatti, il terremoto dell’inizio dell’anno a Collelongo, di magnitudo 4,1». Complesso, d’altra parte, il sistema sismogenetico che caratterizza l’Appennino aquilano, dove esistono diverse faglie oggi osservate dagli esperti: l’epicentro della piccola scossa di ieri mattina è tra Pizzoli e Arischia, in un territorio noto per la presenza della faglia che generò il sisma del 1703. Tuttavia, «non è presumibilmente riconducibile a questa faglia», spiega Galadini, «poiché a 10 km di profondità il piano della frattura, data l’inclinazione, si trova a diversi chilometri a Ovest di Arischia e Pizzoli, e quindi l’epicentro di un eventuale sisma riconducibile alla faglia del 1703 sarebbe più a Ovest». Per quanto riguarda le altre faglie, andando verso Nord c’è quella di Campotosto, sotto osservazione dal gennaio 2017. Subito a Est c’è la grande faglia di Assergi-Campo Imperatore, considerata attiva dai geologi. A Sud-Est dell’epicentro di ieri c’è la faglia di Paganica: quella che ha generato il terremoto del 2009.
LEGNINI. Il candidato alla presidenza della Regione Abruzzo per la coalizione civica, Giovanni Legnini, ieri ha chiamato il sindaco Anastasio. «Un evento che ripropone con forza l’attenzione costante che dobbiamo prestare ai nostri territori ad alto rischio sismico», commenta in una nota, «accelerando sulle politiche di prevenzione, di messa in sicurezza e di accelerazione delle due ricostruzioni».
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