La scrittrice Tocci al salone del Libro

15 Maggio 2018

L’AQUILA. «Un’emozione che non dimenticherò facilmente». Patrizia Tocci commenta così la sua partecipazione al Salone del Libro di Torino a cui ha partecipato con il suo ultimo libro “Nero è il cuore...

L’AQUILA. «Un’emozione che non dimenticherò facilmente».
Patrizia Tocci commenta così la sua partecipazione al Salone del Libro di Torino a cui ha partecipato con il suo ultimo libro “Nero è il cuore del papavero”. Una tavola rotonda organizzata nello stand della Fuis (Federazione unitaria scrittori italiani) ha visto la presenza della docente e scrittrice aquilana in un confronto promosso e moderato da Lisa La Pietra, soprano e ricercatrice, autrice del libro “Abitare la musica” per Tabula Fati, la stessa casa editrice del volume della Tocci.
«C’era una marea umana a Torino, fuori l’ingresso del salone internazionale», racconta. «Sciamava verso le varie biglietterie. Non sapevo come sarebbe stato dentro e non ho voluto vedere foto, prima. Ho dimenticato persino di ritirare una mappa, lasciandomi guidare solo dai piedi e dagli occhi (ottime, le scarpe da ginnastica); ho girovagato per ore e fotografato qualche stand, ma più che altro ero intenta a guardare. Ho incontrato degli amici che conosco da sempre. La mastodontica enciclopedia Treccani, in bella vista, le case editrici di cui conosco gli Isbn a causa della mia precedente esperienza di bibliotecaria, scritte con caratteri grandi su ogni stand. Anche le più piccole», prosegue la Tocci, «ben rappresentate. Mi sembrava di poter allungare una mano e stringere quella di Mondadori o Einaudi, Feltrinelli, Mauri, Sellerio... Poi più in là Adelphi, la nave di Teseo, la Garzanti. E ancora, e ancora. E per assonanza, durante tutta la visita, il nome di Eco e Borges e L’idea di una grande libreria di Babele, risuonava forte dentro di me. Mi sentivo una piccola Gulliver. Prendere i libri, sfogliarli, guardarli, annusarli. Riconoscerli». A proposito del suo romanzo, scrive: «Mi è nato tra le mani. È come se avessi voluto scrivere una lunga lettera d’amore a mio padre, alla civiltà contadina di cui abbiamo fatto parte quasi tutti». (fab.i.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.