La sociologa Corvino: «La sentenza mina la fiducia nelle istituzioni»

17 Ottobre 2022

«La corresponsabilità delle vittime risulta inaccettabile per ogni componente della comunità aquilana e di chi ha partecipato anche solo emotivamente a distanza. Attribuire anche una parte di colpa...

«La corresponsabilità delle vittime risulta inaccettabile per ogni componente della comunità aquilana e di chi ha partecipato anche solo emotivamente a distanza. Attribuire anche una parte di colpa alle vittime è qualcosa che mina la fiducia nelle istituzioni nella percezione dei cittadini». A sostenerlo è la docente di sociologia dell’Università di Perugia, Isabella Corvino, a proposito della sentenza choc del tribunale dell’Aquila che prevede il concorso di colpa per alcune delle vittime nel crollo del palazzo di via Campo di Fossa 6B. «Ancora una sentenza che lascia increduli», spiega Corvino, «quella del Tribunale che riconosce una corresponsabilità delle vittime del terremoto dell’Aquila perché la condotta di queste fu “incauta” nel trattenersi a dormire. Ancora una sentenza che dà impulso a una reazione collettiva che fa emergere un nuovo senso civico fatto di appartenenza e di valori relativi al senso di giustizia». Secondo Corvino «la comunità dell’Aquila che era stata scossa dal terremoto si sente ora oltraggiata: sin dalle prime ore dal sisma in molti si erano dati da fare per mettersi al servizio di chi era in difficoltà, per raggiungere chi era rimasto bloccato; la corsa degli aiuti si è estesa coinvolgendo civili e professionisti del soccorso, mostrando il vero potere di una comunità che davanti a certi eventi non può che rispondere in maniera coesa. I risultati degli interventi furono straordinari e le tante battaglie di questa comunità per l’accertamento delle responsabilità penali e civili insieme al lungo processo di ricostruzione sono stato un formidabile collante. Il risarcimento non potrà indennizzare la perdita delle persone care», conclude, «e questo modo di affrontare la questione fa male al senso di comunità».