La storia dell’antico lago della classe multietnica

Sfida per l’integrazione dei bimbi: racconti tradotti in arabo, romeno e spagnolo De Angelis: «Sono un esempio per noi adulti e un arricchimento per la società»
AVEZZANO. L’innocenza dei bambini regala un bell’esempio di integrazione agli adulti. L’occasione l’ha offerta l’inaugurazione, nel palazzo comunale di piazza della Repubblica, della mostra “C’era una volta un lago...”, realizzata dagli alunni della classe multietnica IB del tempo pieno di via Fucino, dell’istituto comprensivo Collodi-Marini di Avezzano (istituto al centro di una recente protesta di alcune madri che lamentavano la presenza di 15 stranieri e 7 italiani in una classe). Ad accogliere il dirigente scolastico Pier Giorgio Basile e i genitori dei piccoli studenti è stato il sindaco Gabriele De Angelis, affiancato da consiglieri comunali e assessori.
La mostra è stata allestita nella sala conferenze e rimarrà aperta fino a sabato 7 ottobre. È visitabile tutti i giorni sia al mattino che al pomeriggio, tranne la domenica, mentre il sabato fino alle 14. “C’era una volta un lago...” nasce da un progetto curato dall’insegnante di italiano, storia e arte della primaria, Lucia Di Giustino, da mesi in stretta collaborazione con la collega Germana Cicolani, delle medie, illustratrice, che ha curato tutta la parte artistica. «Ho letto nelle didascalie realizzate dai bambini la storia del Fucino», afferma il sindaco, «un buon esempio che mi fa immaginare che tra quindici, venti anni anche il territorio marsicano possa essere diventato una realtà di sintesi, simbolo di integrazione, dove i bambini che arrivano da altri Paesi continuano sempre a trovare accoglienza. Questi bambini sono un esempio per noi adulti e sono un arricchimento per la società in cui vivono». E, rivolto ai bambini, ha aggiunto: «Sono sicuro che questo accadrà, anche grazie a insegnanti bravi e brillanti come i vostri, che alzano sempre l’asticella della sfida che voi studenti intelligenti saprete sicuramente raccogliere». Il progetto è nato dall’ispirazione della Di Giustino: un giorno ha fotografato il bacino del Fucino dal monte Salviano. Il giorno dopo ne ha parlato ai bambini della sua classe. «A soli 6 anni hanno voluto sapere cosa era il Fucino e ho raccontato loro del lago», ricorda la Di Giustino, «ho tracciato poi con studi più approfonditi una ricostruzione storica che è stata raccontata dai bambini tramite l’arte».
E così un pezzo di storia della città è finito su dei pannelli colorati. Ogni didascalia è stata realizzata dai bimbi dopo che l’hanno tradotta in arabo, in romeno e in spagnolo. (r.rs)
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