La storia di Ayse nel libro di Nina

8 Febbraio 2017

Presentato ieri il volume della Palmieri sulla ragazza “sequestrata” in casa

AVEZZANO. Quando la casa diventa la tua prigione, quando tuo padre si trasforma in un orco e quando per la tua famiglia sei una persona “sporca” la libertà si trasforma in un’utopia. Per Ayse la vita era diventata un inferno. A Siracusa, dove viveva con i genitori e il fratello, vedeva le sue amiche divertirsi, truccarsi e innamorarsi. Mentre per lei era impossibile anche indossare un paio di jeans. Poi la situazione è degenerata. Le botte, la denuncia e l’allontanamento da casa. Un viaggio in Turchia per aiutare l’adorato fratello Omar e poi la trappola, il buio della prigione le cui chiavi erano al collo della nonna. Le gioie e i dolori di una ventenne dai tratti orientali e dall’accento siciliano sono state al centro di un’inchiesta curata da Giovanna Nina Palmieri e poi sono diventate protagoniste del libro “Liberasempre” (Mondadori) scritto a quattro mani con Ayse Durtuc. Il castello Orsini ieri ha aperto le porte alla storia della giovane Ayse grazie all’impegno dell’associazione Credici, presieduta da Pierluigi Palmieri, papà della Iena Nina.

«La vita di Ayse è diversa da quelle delle ragazze della sua età», ha spiegato Domenico Ranieri, giornalista del Centro, «tutto ciò che per noi è normale per lei è una conquista. Mangiare un gelato, fare un bagno al mare, anche indossare dei jeans». I sorrisi tra la Palmieri e la ventenne italo-turca sono pieni di dolcezza e complicità e celano un rapporto intenso costruito nel tempo. A denunciare la prigionia di Ayse è stata una sua amica dopo che lei, partita per la Turchia, ha fatto perdere le tracce. «Con lei non sono riuscita a mantenere un distacco fin dall’inizio», ha sottolineato la Palmieri rivolgendosi alla nutrita platea, «per tutta l’estate è stato il mio pensiero fisso. Non sono stata una perfetta giornalista perché ho pianto, ho sofferto, ho litigato con dei rappresentati istituzionali. Quando l’ho vista sull’aereo che la riportava in Italia le ho chiesto scusa perché ci avevamo messo troppo, ma io sono una giornalista non sono l’Interpol». Ayse fino a 16 anni ha accettato quella vita di privazioni, poi ha denunciato i genitori per le botte ed è finita in una casa famiglia. A 18 anni è uscita e ha iniziato una vita normale con i primi amori, le scarpe con il tacco e i trucchi. La mamma, però, con un inganno l’ha attirata in Turchia dove è divenuta ostaggio di tutta la sua famiglia. «Non volevo diventare famosa ma così voglio dare voce a tutte quelle persone che si sentono sole», ha spiegato con un filo di voce la giovane, «voglio dire loro di avere coraggio perché nel momento in cui crediamo di non avere più forza dobbiamo pensare al nostro obiettivo. Io ho trovato il coraggio dentro, anche se pensavo di non farcela e vorrei dire ai miei genitori che sono orgogliosa di quello che ho fatto. Per il giornalista di Mediaset Premium, Giammarco Menga, «Nina è riuscita ad arrivare dove la legge e le istituzioni non sono riuscite».

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