La storia di due residenti del centro storico «Costrette a convivere tra ansie e paure»
Due residenti, due storie, nel centro storico. Ma con un unico comune denominatore: la paura di starci, da una parte, e di ritornare, dall’altra.«Sono tornata a casa mia, nel centro storico, in un...
Due residenti, due storie, nel centro storico. Ma con un unico comune denominatore: la paura di starci, da una parte, e di ritornare, dall’altra.
«Sono tornata a casa mia, nel centro storico, in un edificio del ’400, alle spalle della chiesa di Santa Paganica. C’è un’anziana che abita di fronte a me di 93 anni. Sono nella zona rossa e la Protezione civile un anno fa mi disse che dovevo andare via... Mi hanno ristrutturato l’abitazione, che si svolge su tre piani, ma sono completamente isolata e ho paura dei giovani immigrati. La sera soprattutto è un problema. Non mi hanno mai molestata, ma quando vado in giro chiedono soldi, mi toccano». La testimonianza è di Sandra Bequadro. «È difficile restare all’Aquila. Il mio terrazzo dà proprio sul campanile della chiesa di Santa Maria Paganica, che è pericolante e non è puntellato. Cosa devo fare? Tra il problema degli immigrati e la situazione logistica, sono veramente amareggiata e a volte avrei voglia di andare via dalla vittà. Ma ci sono troppo affezionata. Qui non può passare neppure un’ambulanza e mi dispiace per la signora di 93 anni. Se le capita qualcosa, come si fa?».
Vorrebbe rientrare, ma da un lato non può, dall’altro ha timore, perché il suo edificio è in via Roma, dove c’è il centro di accoglienza della Fraterna Tau con 108 immigrati. Andreina Pellegrini spiega la sua situazione, che ha del paradossale: «Casa mia, ristrutturata dai danni del sisma del 6 aprile 2009, è pronta. Ma mi hanno negato il permesso di rientrare, per cui sono costretta a rimanere ancora al Progetto Case, perché non ci sono le condizioni di sicurezza per il pericolo crolli degli edifici intorno. Allora mi chiedo come ha fatto la prefettura a dare il permesso ad aprire un centro di accoglienza proprio in via Roma, dove ci sono edifici pericolanti? E poi non nascondo di avere qualche timore a rientrare, con tutti questi ragazzi che vengono lasciati, soprattutto la sera e la notte, al loro destino». (v.p.)
«Sono tornata a casa mia, nel centro storico, in un edificio del ’400, alle spalle della chiesa di Santa Paganica. C’è un’anziana che abita di fronte a me di 93 anni. Sono nella zona rossa e la Protezione civile un anno fa mi disse che dovevo andare via... Mi hanno ristrutturato l’abitazione, che si svolge su tre piani, ma sono completamente isolata e ho paura dei giovani immigrati. La sera soprattutto è un problema. Non mi hanno mai molestata, ma quando vado in giro chiedono soldi, mi toccano». La testimonianza è di Sandra Bequadro. «È difficile restare all’Aquila. Il mio terrazzo dà proprio sul campanile della chiesa di Santa Maria Paganica, che è pericolante e non è puntellato. Cosa devo fare? Tra il problema degli immigrati e la situazione logistica, sono veramente amareggiata e a volte avrei voglia di andare via dalla vittà. Ma ci sono troppo affezionata. Qui non può passare neppure un’ambulanza e mi dispiace per la signora di 93 anni. Se le capita qualcosa, come si fa?».
Vorrebbe rientrare, ma da un lato non può, dall’altro ha timore, perché il suo edificio è in via Roma, dove c’è il centro di accoglienza della Fraterna Tau con 108 immigrati. Andreina Pellegrini spiega la sua situazione, che ha del paradossale: «Casa mia, ristrutturata dai danni del sisma del 6 aprile 2009, è pronta. Ma mi hanno negato il permesso di rientrare, per cui sono costretta a rimanere ancora al Progetto Case, perché non ci sono le condizioni di sicurezza per il pericolo crolli degli edifici intorno. Allora mi chiedo come ha fatto la prefettura a dare il permesso ad aprire un centro di accoglienza proprio in via Roma, dove ci sono edifici pericolanti? E poi non nascondo di avere qualche timore a rientrare, con tutti questi ragazzi che vengono lasciati, soprattutto la sera e la notte, al loro destino». (v.p.)

