La Tari rischia l’aumento «I calcoli sono sbagliati»

23 Gennaio 2018

Da uno studio dell’Osservatorio regionale c’è un errore di 300mila euro Il Comune applica solo l’80% ai cittadini grazie al contributo statale, che finirà

L’AQUILA. Diminuzione della Tari a carico dei cittadini? Potrebbe essere un sogno. Anzi, potrebbe essere l’esatto contrario.
Ad affermarlo – e quindi a confutare in parte le dichiarazioni ottimistiche dell’assessore comunale alle Finanze, Annalisa Di Stefano – è uno studio sviluppato da Edoardo Jakubowski, per conto della Confcommercio, denominato Osservatorio regionale Tari.
Uno studio che aveva già portato, nella scorsa amministrazione guidata dall’ex sindaco Massimo Cialente, a scoprire «errori di calcolo nei dati forniti nel Piano finanziario 2014 e 2015 dell’Asm e, di conseguenza, nel 2016, dove le cartelle di pagamento della Tari riportavano un incremento dell’1,16% di raccolta differenziata, rispetto all’anno precedente».
Dai calcoli rielaborati da Jakubowski per conto dell’Osservatorio regionale Tari, l’incremento non era dell1,16%, ma del 2,2%.
«Se trasferiamo questa minima percentuale di differenza sulle cartelle di pagamento per 30 mila ipotetiche utenze, rileviamo che potrebbero essere rimasti nelle casse comunali qualcosa come 300 mila euro, o anche più, di cui dovevano essere beneficiati i contribuenti», sostiene Jakubowski.
Il consulente aveva anche scritto nel 2016 all’ex sindaco Cialente, all’ex vice Nicola Trifuoggi e al dirigente settore Risorse e Finanze, denunciando questi errori di calcolo, «senza mai avere alcun riscontro».
Nel 2017, con l’approvazione del nuovo Piano finanziario dell’Asm, «ho scritto al presidente del consiglio comunale Carlo Benedetti e a tutti i consiglieri di maggioranza e di opposizione, illustrando quanto precedentemente comunicato (nel 2016) e invitandoli alle opportune correzioni prima dell’approvazione. Anche per evitare eventuali contenziosi e ricorsi alla Corte dei conti».
In aula Benedetti ha chiesto conto degli errori di calcolo al dirigente, Fabrizio Giannangeli, il quale ha riconosciuto l’esistenza delle anomalie, ma di essere stato rassicurato dall’Asm sulla correttezza dei calcoli stessi. Nella seduta del consiglio comunale del 30 marzo 2017, il Piano finanziario dell’Asm è stato approvato, con la riserva di correggere gli errori di calcolo. Poi sono state anche approvate le nuove aliquote Tari, relative all’annualità 2017. Gli errori, però, non sono mai stati corretti.
Lo scorso anno le aliquote domestiche, rispetto al 2016, hanno avuto un aumento medio di circa l’1,2%, mentre c’è stata una riduzione per le utenze non domestiche del 2,71%. «Questo grazie al “giochino” messo in atto nel 2015 dall’ex assessore Lelio De Santis di diminuire del 4,7% l’aliquota a tutte le categorie delle utenze non domestiche, recuperando però in gran parte questi soldi dall’aumento delle utenze domestiche, che è stato di circa l’1,4%». La spiegazione è semplice: i metri quadrati di superficie delle utenze domestiche sono di gran lunga maggiori a quelle non domestiche e, di conseguenza, si può fare un bilanciamento. «Un escamotage col quale si fa vedere ai contribuenti che il Comune li vuole favorire, invece è il contrario. Quest’anno si rischia», conclude Jakubowski, «che il giochino venga ripetuto. E poi nessuno dice che il Comune, fino al 2017, era arrivato a caricare l’80% del costo del servizio dell’Asm ai cittadini (14,5 milioni all’anno) e non il 100%, come previsto dalla normativa, perché usufruisce del contributo straordinario annuale del governo, che dai 26 milioni del 2013 si è ridotto man mano a 24,5 nel 2014; 17 nel 2015; 16 nel 2016, 12 nel 2017 e 10 milioni nel 2018)».
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